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25 ago 2017

Interazione tra temperamento della madre e del figlio.

(da "Menti,evoluzione e differenze di personalità

La ricerca empirica nella psicologia evoluzionistica è ancora nella sua infanzia.Rimane ancora molto da fare,a cominciare da una migliore comprensione del modo in cui lo sviluppo delle calibrazioni epigenetiche,la selezione fluttuante dei tratti indicatori della fitness e altri meccanismi interagiscono per mantenere le differenze che osserviamo nella popolazione.
L’ambiente post natale è decisivo per ogni animale,ma per un essere umano lo è forse un po’ di più perchè è lì che modellerà le architetture corticali delle strutture emotive,cognitive e linguistiche che gli serviranno a vivere in una cultura di una complessità che non ha eguali nel mondo animale.I numerosi studi dedicati all’evoluzione dei temperamenti nell’ambiente post natale,in modi diversi,sono ancora profondamente influenzati dal concetto di ‘goodness of fit’ (bontà dell'adattamento)  introdotto nel 1977 dagli psichiatri Alexander Thomas,Stella Chess e altri.
Il modello descrive un insieme di caratteristiche del rapporto tra il temperamento del bambino e il suo ambiente familiare,evidenziando quali di esse permettono uno sviluppo ottimale,un ‘buon adattamento’ appunto.Il concetto è semplice:in un ambiente favorevole anche il temperamento di un bambino difficile non sarà per forza sinonimo di problematicità,così come il  temperamento tranquillo di un figlio non è garanzia di assenza di problemi se le richieste dei genitori saranno  irrealistiche rispetto alle caratteristiche naturali che il  figlio ha ereditate.
Nella prospettiva di Thomas e Chess la ‘bontà dell’adattamento’ può essere facilitata nei casi in cui genitore e figlio avranno tratti di carattere in comune che permetteranno una reciproca comprensione,ma anche in quelli in cui,pur avendo il figlio/a caratteristiche temperamentali differenti da quelle del genitore,quest’ultimo eviterà giudizi negativi e sprezzanti su di lui,facendo leva sui valori del rispetto e della tolleranza e sulle informazioni ricevute da esperti riguardo alle caratteristiche delle differenze ereditarie di personalità.
La filosofia di Thomas & Chess nasce in un periodo in cui la ricerca delle basi biologiche delle differenze di personalità era fiduciosamente impegnata a isolare e assegnare a ogni tratto della personalità i propri geni,definendo una serie di rapporti singoli che convergevano nel comportamento generale;era una visione ben diversa da quella che prevale nella nella psicologia evoluzionistica e nella Life History Theory (LHT),secondo la quale ogni tratto può essere osservato solo come parte di un insieme di tratti fisiologici,neurologici e psicologici coevoluti in pattern flessibili capaci di mutare adattivamente in rapporto ad ambienti differenti e mutevoli.
Il collaboratore ideale dello scienziato competente di allora che allestiva il suo esperimento mettendo insieme una batteria di questionari di personalità,era un genitore altrettanto competente che in famiglia s’impegnava a moderare l’introversione o l’estroversione ‘estreme‘ del figlio creando intorno a lui un ambiente familiare fatto di comprensione ed educazione.
Il genitore  era considerato dagli stessi psichiatri un osservatore neutrale capace di registrare in descrizioni attendibili la personalità del figlio e questo la dice lunga sulla loro complicità,più ideologica che scientifica.Nella realtà i genitori ignorano i tratti del figlio che non sono immediatamente classificabili come positivi o negativi secondo il loro gusto e non possono che ignorare la loro interazione con il  sistema neuroendocrino,immunitario, digestivo del figlio ecc..,come ignorano anche  l’influenza sulle risposte  del bambino  dei loro messaggi non verbali e del loro modo di agire che il bambino osserva quando non parlano con lui come ‘analista’.Per questi motivi non stupisce che i risultati di moderni studi che si rifanno al concetto di ‘bontà dell’adattamento’ siano così controversi.
In una ricerca svolta con un campione rappresentativo a livello nazionale di 285 nuclei familiari olandesi formati da due genitori e almeno due adolescenti,C.V.Tuijl e al.(2005) si ponevano due scopi,1°) di esaminare se la somiglianza della personalità genetica tra gli adolescenti e i loro genitori poteva avere influenze sui problemi comportamentali dei figli e 2°) se il collegamento tra la somiglianza delle personalità e i problemi di comportamento era mediata dalla qualità del rapporto tra genitore e adolescente.
Bambini più grandi e adolescenti sono stati divisi in tre gruppi:i resilenti (individui sopra la media su estroversione,gradevolezza, coscienziosità,apertura all’esperienza e stabilità emotiva), i super-controllati (individui con bassa stabilità emotiva,bassa estroversioone,elevata coscienziosità e tendenza verso problemi di inibizione comportamentale e internalizzazione),e i sotto-controllati (individui con bassa coscienziosità e gradevolezza,alta impulsività e problemi di esternalizzazione).I risultati hanno dimostrato che seppure la somiglianza di personalità tra gli adolescenti e i loro genitori sotto tali profili correlava negativamente con i problemi di internalizzazione e di esternalizzazione,tale relazione non era mediata dalla qualità del rapporto genitore figlio,eccetto che per gli over-controllati.Solo per questi la qualità relazionale era efficace a moderare gli effetti patologici del comportamento;non lo era invece per gli adolescenti resilenti e per gli under-controllati/impulsivi.Anzi per quest’ultimi la similitudine dei tratti genitori-figli aveva l’effetto opposto,cioè di amplificare il loro comportamento.Se essere under o over controllati vuol dire ospitare tratti che sono parti di insiemi comportamentali ereditari progettati dall’evoluzione,allora in questo assemblaggio di regolazioni fisiche,nervose,cognitive non ci può essere una che abbia il potere di manovrare tutte le altre dal suo posto di comando.Se questa esistesse e fosse,ad esempio,la coscienza razionale e linguistica del figlio under-controllato,sarebbe lecito aspettarsi che qual’ora un genitore s’impegna ad addestrarlo per esserlo meno,alla fine qualche cosa,seppure di temporaneo e incerto,potrebbe ottenere.Il fatto è che la natura,a quel punto,ha già fatto le scelte fondamentali,allestendo i suoi trade-off in funzione dell’ambiente-madre con regolazioni epigenetiche pre/post nascita,riguardanti anche il cervello,le abilità mentali e la conoscenza.
Anche in uno studio clinico orientato alla ricerca delle associazioni tra alcune dimensioni del temperamento tra figli e genitori e la psicopatologia infantile (D.Rettew e al.,2006)  si evidenziano alcune discrepanze dalle attese in base alla filosofia della ‘goodness of fit’.La ricerca  intendeva testare gli adattamenti reciproci genitori/figli su quattro noti tratti del temperamento in ragazzi dai 6 ai 18 anni e i loro genitori,tutti appartenenti a 206 famiglie del nord est USA,reclutati da pediatri e psichiatri in un ambulatorio universitario sulla base di cartelle cliniche.
I tratti sotto osservazione erano quattro:

1)Ricerca delle novità (novelty seeking-NS-) che con valori elevati si associa a problemi di esternalizzazione e altri disturbi,tra cui l’insorgenza di comportamenti antisociali,

2)Persistenza (persistence-P-) che a valori bassi si lega a comportamenti distruttivi e problemi di attenzione e indica la capacità di un individuo a perseverare in un obbiettivo nonostante difficoltà e frustrazioni,

3)Evitamento (Harm avoidance-HA-),che a valori elevati è connesso a problemi di interiorizzazione in bambini e adolescenti e al grado di inibizione comportamentale espressi nell’ansia,nella preoccupazione e nei comportamenti di ritiro,cioè,in altri termini,nel grado di attivazione del Sistema di Inibizione Comportamentale (BIS) rispetto al BAS (Sistema di avvicinamento Comportamentale),

4)Dipendenza dai premi(Reward Dependence-RD) che definisce una tendenza a mantenere comportamenti di attaccamento e dipendenza da beni ed esperienze gradevoli;in altre parole esprime il grado di attivazione del BAS rispetto al BIS. 

La ricerca di Rettew ha testato l’insieme delle correlazioni tra i NS,HA,RD e P del bambino e quelli dei rispettivi genitori;la prima cosa che risalta agli occhi sono le correlazioni positive (quindi tutt’altro che orientate alla regolazione e alla moderazione degli effetti temperamentali) tra l’HA del bambino e l’HA della madre,come pure tra la RD del bambino e l’RD della madre.


Questi risultati” nota Rettew ” non contraddicono l’ipotesi di ‘goodness of fit’,tranne che nella sua forma più letterale.I nostri risultati suggeriscono un quadro più complicato in cui certi tratti temperamentali nei bambini possono esercitare un effetto sia autonomamente che in interazione con altri tratti....”.Nonostante i risultati contraddittori di questo come di altri studi se ci limitiamo al rapporto tra tratti singoli della ‘goodness of fit’,il punto evidenziato  da Rettew ci sembra degno di nota,e cioè che in una quantità statisticamente significativa di casi l’HA alto del bambino (maggiore attivazione nel BIS) era correlato positivamente all’HA alto della madre e che,in un numero altrettanto significativo di casi, l’RD alto del bambino (maggiore attivazione nel BAS) correlava positivamente con l’alto RD della madre.Perchè queste combinazioni di tratti simili mostrano effetti ‘disregolativi’,invece del contrario come sarebbe prevedibile secondo le  credenze della ‘goodness of fit’,mentre altre portano a correlazioni inesistenti o negative non significative?L’ipotesi fatta dall’autore è che ”..in sintesi i livelli più estremi di particolari tratti del carattere del figlio possono portare a problemi comportamentali  se abbinati a livelli alti degli stessi nel genitore”.Trattandosi di tratti che sono il ‘cuore’ l’uno del BIS (HA)  e l’altro del BAS (RD),si    potrebbe invece fare l’ipotesi che se nella lotteria delle variazioni genetiche ereditarie,madre e figlio si trovano ad avere entrambi un BIS molto attivato,si avrà un aumento nel bambino dei tratti connessi al sistema,e il contrario avviene se madre e figlio sono entrambi molto attivati nel BAS.In questo caso,sorprendentemente,ci dovremmo attendere che i luoghi delle vere ‘moderazioni’ nei tratti del figlio sono proprio le associazioni restanti,quelle dissimili,in cui una madre è molto attivata nel BIS mentre il figlio lo è nel BAS,e quella in cui una madre è molto attivata nel BAS mentre il figlio lo è nel BIS.

Non sempre purtroppo in questo tipo di ricerche viene fatta una chiara distinzione tra stile temperamentale e personalità della madre,come invece qui fanno Rettew et al.E’ vero che le due dimensioni non sono indipendenti e facilmente distinguibili,che la personalità altro non è che il risultato dell’impatto dell’Ambiente sulla caratteristica genetica ereditaria del Temperamento,ma è anche vero che gli effetti sul figlio/a della personalità della madre,a cominciare da quelli derivanti dalla sua sensibilità e calore accuditivo o dalla sua insensibilità e freddezza verso il figlio/a,sono modificazioni epigenetiche evolute che avvengono dentro la cornice preesistente di una interazione casuale tra le inclinazioni temperamentali della madre e quelle del figlio.


18 mag 2017

Quelle cattive madri


Nel fare il punto sulla schizofrenia,prima di passare in rassegna i vari colpevoli del disturbo,Matt Ridley (Il gene agile,2003) premise un’affermazione eloquente di William James, “La parola ‘causa’ è…un altare a un Dio sconosciuto’.Nell’attesa che il tribunale della scienza riesca a farlo,ancora non sono state raccolte prove schiaccianti a carico di un singolo imputato,tra le madri,i geni,i virus che possono infettare il cervello dei neonati,un disturbo della migrazione neuronale nel corso dello sviluppo,o ciò che mangiamo.Forse tutti gli imputati in varia misura condividono la colpa. L’unica certezza è che in ognuno di essi è presente un’evidente indivisibilità tra influenze genetiche e ambientali,a differenza di quanto si affermava,ad esempio,nei primi decenni del novecento quando chi enfatizzava la responsabilità della madre per la schizofrenia adottava una visione rigorosamente ambientalista,come la psicoanalisi,e chi invece attribuendo la colpa ai geni era portato a ridurre a zero ogni influenza ambientale. Secondo la psicoanalisi solo un buon rapporto con la madre poteva garantire un felice attaccamento e un equilibrato sviluppo mentale:il resto andava a sistemarsi nei vari gironi infernali delle nevrosi e delle psicosi,della schizofrenia e dei  disturbi comportamentali seri.Insomma solo una buona madre aveva il potere di tirar su un figlio mentalmente sano e ben adattato.
Se teniamo conto dell’accurata ricerca fatta da D.K.Simonton (2002) sulle menti creative nella scienza e nell’arte,nel quale stima che il 28% degli scienziati,il 60% dei compositori,il 73% dei pittori,il 77% degli scrittori di romanzi e l’87% dei poeti abbiano dimostrato un certo grado di disturbo mentale,si potrebbe arrivare alla nebbiosa conclusione che alcune menti geniali della scienza e delle arti sono figli di pessime madri che da sole o in collaborazione con altri colpevoli li hanno resi schizofrenici,ma nello stesso tempo li hanno anche salvati dalla mediocrità?
La madre è certamente una pedina importante nella formazione del carattere e della mente di un individuo,ma pochi oggi si sentirebbero di affermare che tra comportamento materno e stato mentale del figlio esiste un semplice rapporto di causa effetto.Anche in questa relazione s'intrecciano le forze combinate dei geni e dell’ambiente.
Abbiamo suggerito ciò che in genere viene poco considerato negli studi sulla mente,e cioè che il comportamento materno ha senso solo se valutato sullo sfondo del rapporto e della risonanza che s’instaura tra il suo temperamento genetico e quello del figlio (concordanza o discordanza),e dal grado di psicotismo della madre (Eysenck,1995,e altri).Riteniamo che siano queste le radici ambientali  da cui l’animale informivoro (G.A.Miller, 1984) svilupperà le specifiche connessioni e ramificazioni neurali che sono alla base della sua personale fame epistemica alla incessante ricerca delle informazioni che gli interessano.
Le differenze cognitive individuali dentro questa ‘fame’ sono delineati in uno studio condotto nel 2005 dalla neuroscienziata Anna Abraham del Max Planck Insitute per approfondire il nesso tra Creatività e Psicoticismo (tratto caratteriale che con Estroversione e Nevroticismo costituisce il modello PEN di Eysenck per la teoria della personalità).Eysenck fu il primo a ipotizzare una correlazione tra psicoticismo e creatività e a notare la facilità con cui quest’ultima può sfociare nella psicosi o nella schizofrenia per via del suo caratteristico stile iper-inclusivo che può indurre a vedere schemi e rapporti tra cose anche dove non ce ne sono.La Abraham ha studiato due dimensioni caratteriali in soggetti sani: l’originalità/novità e la concretezza/utilità. L’ipotesi formulata con i colleghi era che livelli più alti di psicoticismo potrebbero corrispondere ad un grado superiore di elaborazione concettuale e a livelli elevati di originalità nell’immaginario creativo,ma potrebbero non mostrare alcuna relazione con la concretezza/utilità dell’idea in questione.I risultati hanno confermato le aspettive.I soggetti con livelli più elevati di psicoticismo erano più creativi ma meno concreti.Abraham e colleghi lo hanno attribuito  alla loro capacità di pensiero associativo (scovare associazioni tra elementi casuali) a discapito del pensiero concreto e orientato all’obbiettivo.In altre parole trovare schemi e connessioni nuove è positivo,ma trovarne ovunque,senza discriminare tra schemi veri e falsi,non tanto. Sarebbe interessante studiare quanta influenza può avere il comportamento materno e altre variabili d’ambiente in questo ventaglio dell’intelligenza creativa da una maggiore concretezza (con minore creatività ) a una minore concretezza (con maggiore creatività).
Anche se non è la madre che rende un figlio schizofrenico,essa però può ampliare o contenere certe sue predisposizioni genetiche.
Applicando il tradizionale concetto di 'cattiva madre',alcuni biografi tendono a considerare,ad esempio,la precoce ed enfatica inclinazione alla meccanica di Newton o quella verso la logica matematica di Nash,come difese contro il dolore e la perdita patite nei confronti di madri distanti,emotivamente assenti e orientate ai propri interessi.In realtà molte di queste caratteristiche possono essere riscontrate in Marta Nash e in Hannah Ayscough,madre di Newton,ma anche in una infinità di altre madri che non hanno avuto figli geniali.
Forse bisogna concludere che,come suggerisce la psichiatria evoluzionistica,tutto è molto legato al caso e alla trasmissione delle mutazioni genetiche.
Le mutazioni genetiche che sono alla base della personalità ‘schizotipica’ e ‘schizofrenica’ forse sono il prezzo che Homo Sapiens ha dovuto pagare per essere diventato un animale così intelligente.Secondo R.Nesse (2004) nell’evoluzione per selezione naturale ognuna delle mutazioni che concorrono alla schizofrenia,se prese una per una sarebbero tutte benefiche per l’intelligenza,ma quando si presentano tutte insieme,come ogni tanto accade,creano effetti disastrosi.Si calcola che questi effetti riguardano una media di 400 individui ogni 100.000 abitanti nei paesi sviluppati. Non è certo un caso che la prevalenza della schizofrenia nei paesi sviluppati sia significativamente più alta di quella nei paesi in via di sviluppo.Differente è anche l’esito,che è migliore nei paesi in via di sviluppo.Nei paesi ‘poveri’ la quota dei pazienti psicotici trattati non supera il 30%,mentre nei paesi industrializzati e ben oltre l’80%.
Le mutazioni benefiche per l’intelligenza intrecciano nella mente d’ognuno i due lati della medaglia,quello genetico e quello ambientale,e alimentano quella voracità di informazioni che nei futuri geni nasce particolarmente elevata.
Quando questi da adulti si confrontano con le strutture simboliche e logiche della cultura del loro tempo,come fossero trascinati  da una forza misteriosa, finiscono per accollarsi stress mentali che spesso mandano in tilt il funzionamento dei loro cervelli;è probabile che affrontando fin dall’inizio quelle strutture in modo divergente e obliquo,il genio faciliti l’innesco di connessioni corticali insolite e al servizio di processi di pensiero innovativi e stressanti.Alcuni aspetti comportamentali accomunano le infanzie di molti futuri geni:sono solitari,strani e visionari,manifestano evidenti disarmonie tra ragione ed emozione,sono inclini a creare rapporti stabili ma emotivamente distaccati,sono precoci inventori di macchine (vedi le meridiane di I.Newton e altri marchingegni),riparatori di apparecchi radio e telefoni (vedi J.Nash),scrittori (come il fobico J.Joyce che a 9 anni scrive la sua prima opera). E' logico supporre che a partire dalla loro adolescenza e giovinezza le risposte degli altri a questi processi originali influiscano sul carattere dei futuri geni,rafforzando la problematicità del loro comportamento sociale.Per esempio,molti biografi ritengono che lo stress mentale fuori controllo che portò Newton alla stesura definitiva dei Principia (1687) e al seguente successo internazionale fu anche l’origine dei suoi ricorrenti ‘esaurimenti nervosi’,nei quali sfiorò la pazzia con deliri persecutori che videro coinvolti amici come N.F.de Duillier e Locke.Anche il matematico J.Nash disse che probabilmente i suoi primi disturbi di schizofrenia paranoide iniziarono verso la metà degli anni ’50 quando iniziò ad appassionarsi alle questioni legate all’interpretazione della meccanica quantistica.A tal proposito è bene ricordare che lo schizofrenico J.Nash aveva verso il pensiero razionale e concreto un atteggiamento tutt’altro che rispettoso:lo riteneva responsabile di “..imporre un limite al concetto che una persona ha del proprio rapporto col cosmo
Anche tenendo conto delle notevoli differenze nei costumi familiari e sociali tra il 17° secolo di Newton e il 20° di Nash,sembra che i problemi dei due geni furono in gran parte farina ‘genetica’ del loro sacco;non ebbero nemmeno madri particolarmente crudeli e insensibili e ambienti poco prodighi di quelle informazioni di cui andavano accanitamente in cerca.


17 giu 2016

Sogni guidati

(indietro)
Anche in Cina,come in Grecia,la natura era considerata un universo che viveva secondo ritmi immutabili che nessuno avrebbe mai potuto cambiare; l’uomo era un elemento integrato in un ordine più vasto e il suo fare doveva essere orientato all’ascolto e al rispetto delle sue leggi,piuttosto che alla loro manipolazione e dominio.
Tuttavia nei due atteggiamenti c'erano differenze sostanziali.I greci erano più interessati ai principi primi,alla conoscenza delle parti che costituiscono le cose della natura,mentre in Cina si pensava che la conoscenza e l'autorealizzazione dovessero orientarsi all'ascolto delle interne armonie tra le parti costituenti.I greci,insomma,erano un po’ come i bambini caucasici dello studio di Kagan (2010),che manifestavano una maggiore eccitazione nervosa e un agitato stupore davanti a un giocattolo;davano l’impressione di volerlo possedere o smontare nelle sue parti a differenza dei bambini asiatici che si agitavano e scalciavano molto meno e lo esaminavano con calma come se cercassero di captarne la sua essenza attraverso una distaccata  passività dei sensi. 
Affermare che i differenti atteggiamenti dipendano da differenze genetiche tra i due assetti nervosi,non vuol dire ridurre la filosofia occidentale a una trasduzione meccanica sul piano logico linguistico delle proprietà dell'allele di lunghezza media per la serotonina e quella orientale di quello corto,ma solo affermare che la complessa azione di questi alleli sulla distribuzione dei livelli di attività dell’adrenalina,della noradrenalina e della dopamina,influenzando profondamente i sistemi nervosi simpatico e parasimpatico,le funzioni emotive e cerebrali,può arrivare a esprimersi,attraverso ulteriori casuali variazioni epigenetiche individuali,anche sul piano della coscienza riflessiva.
Intanto non v’è dubbio che razionalisti,empiristi,edonisti o stoici sono esistiti sia in oriente che in occidente,ma essere ‘razionalisti’ o ‘edonisti’ o ‘stoici’ nella Cina antica non era la stessa cosa che esserlo in Grecia.
Per il razionalista Platone i sensi non erano di grande aiuto alla conoscenza,anzi potevano portare solo fuori strada;come noto finì per attribuire loro una realtà distinta e opposta a quella delle idee,alla conoscenza intelligibile e alla scienza. Per un confuciano il razionalismo implicava un adattamento al mondo,attraverso una commistione di processi sensibili e razionali,di corpo e anima,che metteva in primo piano la dinamicità involutiva o evolutiva dovuta alle complementarietà di energie in opposizione.
L’oggettivismo (empiristico) di Aristotele cercherà di rimediare all’estremismo del  maestro,ma in sostanza senza cambiare le carte in tavola;intese la natura come divenire continuo di forme,ma attribuì ancora al movimento la loro radice,una posizione trascendente rispetto alla natura.Niente da fare;è probabile che l’allele medio veicoli processi che portano a rappresentazioni mentali di un Sé sempre esposto alla  drammatica contrapposizione tra opposti dove l'Io conoscente fa da arbitro,mentre l’allele corto veicola processi che portano alla contemplazione dell’unità dell’universo che contiene gli opposti e lo stesso Sé;da ciò dipende anche l’irrilevanza di quest’ultimo,la sua natura puramente concettuale da trascendere attraverso conoscenze d’ordine superiore.
Poniamo che siano i processi indotti da queste differenze epigenetiche  strutturali a fissare i cardini delle differenti memosfere,all’interno delle quali evolverà poi storicamente la cultura nelle sue varie forme;ovvero che una memosfera come costellazione di abitudini, apprendimenti,rituali e aspettative condivise di un popolo preceda la nascita dei differenti linguaggi simbolici e dell’autocoscienza.Allora le memosfere,proprio in quanto preesistono alle coscienze,saranno molto refrattarie al cambiamento,esercitando una pressante azione di regolazione sull’apporto dei contenuti di coscienza,cioè sui prodotti dalle elaborazioni controllate delle menti,selezionando i contributi di ‘specializzazioni’ differenti (e in competizione ) che hanno i loro automatismi di base negli equilibri tra BIS,BAS e FFFFS (Gray,1982,1995) (Corr,2004,2010) e nei  loro casuali modellamenti epigenetici.
E' evidente che la memosfera orientale ha mostrato una più durevole stabilità nei secoli rispetto a quella d'occidente.In quest'ultima,per esempio,la diffusione dei fantasiosi racconti mediorientali su un Dio fuori dal mondo e creatore della terra corroderanno in breve tempo le norme della sua etica aristocratica e il suo senso della misura riguardo alla fiducia di poter dominare la natura.In Grecia le ‘mentalità’ dell’oggettivismo,a parte lievi differenze interne,erano state le prime a dare rilievo alla tecnologia,sebbene sempre all’interno di una memosfera in cui era pur sempre madre natura a dominare con le sue leggi senza appello.La natura rimaneva immutabile dietro ogni decisione umana,lo sfondo di un universo in cui l’uomo era ospite,non padrone.Per Erone di Alessandria o Archimede le macchine restavano prodotti minori del pensiero,opere servili,adatte a divertire o al massimo  ad essere utili;la natura era ancora considerata una potenza sovrastante che conteneva uomini, dei e macchine,inimitabile da qualsiasi congegno e artificio meccanico.
Solo qualche secolo dopo l’inizio dell’espansione dei racconti ebraico-cristiani,i riferimenti della memosfera cambiarono.Gli assunti dell’Io pensante platonico separato dai processi naturali della materia furono usati a sostegno dell’idea che la natura fosse la creazione di Dio,il prodotto della sua volontà indipendente e superiore,e che questo Dio generoso ed esigente la consegnava ora nelle mani dell’uomo,suo figlio prediletto,affinchè la dominasse con l’intelligenza e la tecnica.
Il ponderato pessimismo che il mondo greco aveva mostrato davanti al potere dell'uomo sulla natura tramontò.Sedotti dalla fede nella vita dell'anima oltre la morte,dai temi della redenzione e della salvezza gli occidentali avrebbero presto allestito connessioni tra conoscenza  e religione che avrebbero cambiato radicalmente le proprietà del tempo e dello spazio terreni.Come per la religione,infatti,il passato,contrassegnato dal peccato originale,è male,il presente è redenzione e riscatto,il futuro è salvezza,così allo stesso modo per la scienza il passato è un male da imputare all’ignoranza,il presente è riscatto reso possibile dalla conoscenza e dalla ricerca,il futuro è speranza dischiusa dal progresso scientifico (Galimberti,2002) 
Più o meno nello stesso periodo in cui i memi del monoteismo ebraico invasero e si appropriarono del razionalismo platonico,anche il Buddismo fece il suo ingresso in Cina,ma qui la sua convivenza col razionalismo confuciano,interessato alla società e al suo governo invece che al distacco buddista dal mondo,non produsse contaminazioni rivoluzionarie;il buddismo fu soltanto tollerato grazie a una certa sintonia con le visioni del soggettivismo taoista.
In occidente invece l’espansione nella cultura del fanatismo monoteistico, antiedonistico e antimaterialistico che aveva avuto le sue lontane origini tra gli agricoltori e i beduini della penisola arabica ossessionati dalla corruzione di Babilonia,aveva cominciato a cambiare visioni generali e atteggiamenti.l predicatori moltiplicarono i loro adepti e presto un intero popolo cominciò a montarsi la testa.I nuovi memi acquisirono un tale potere che nello spazio di tre secoli intellettuali,filosofi e funzionari si convinsero che era finalmente giunto il momento di esportarli in tutto il mondo per rendere gloria a Dio.In oriente ebbero un primo salutare shock: ”Entrate pure” gli fu detto “ma lasciate fuori i vostri filosofi e il vostro Dio…mostrateci solo  le vostre invenzioni e le vostre macchine”.I gesuiti dedussero che i cinesi non erano abbastanza eruditi,piuttosto di concludere che forse ciò che istruiva le menti era qualcosa di differente dalla volontà di Dio.
Ma il loro fanatismo era comprensibile:s’erano lasciati alle spalle un mondo in cui la nuova scienza era in pieno sviluppo;dove la logica dell’oggettivismo e l’ingegneria erano ormai considerate le principali alleate dell’uomo per il controllo della natura.
Le macchine non erano più un semplice sollievo al dolore e alla fatica umane,ma imitazione dei meccanismi della natura stessa,un mezzo nelle mani dell’uomo per contrastare il suo potere e fonte di ispirazione per lo studio e l'imitazione dei suoi meccanismi interni.Verso il 1400 in occidente l’esibizione di automi meccanici raccoglievano ovunque stupore e ammirazione.Il Leone Semovente e il  Cavaliere Meccanico in Armatura di Leonardo destavano meraviglia in tutte le corti di principi e re.Nel Rinascimento s’era diffuso il loro culto;i trattati di Erone di Alessandria furono pubblicati e tradotti in latino e in italiano e nei giardini d’ogni corte europea videro la luce meravigliosi marchingegni idraulici o pneumatici che incantavano gli osservatori.Da lì a poco sarà Cartesio,il moderno razionalista,a cogliere lo spirito della modernità e a fissare la logica della nuova mentalità scientifica;suggerì tra l’altro che i corpi degli animali altro non erano che complesse macchine che l’uomo poteva ricostruire con pulegge,ingranaggi e pistoni.In altre parole i più segreti meccanismi biologici della natura,compresi quelli dell’organo degli organi,come la nostra mente,potevano essere ricostruiti attraverso marchingegni che  potevamo veder funzionare tra le nostre mani e davanti ai nostri occhi. Cartesio sarà il primo ad attribuire alla costruzione degli automi perfino una portata conoscitiva,e a ragione alcuni oggi lo considerano l’antesignano del computer, l’automa dei nostri tempi,con cui  le scienze cognitive intendono riprodurre e studiare il funzionamento del cervello e della mente (Bara.B.G, 1990).
Nelle terre dell’ ’allele corto’,filosofi, principi e funzionari mostravano di non capire l’entusiasmo eccitato degli intellettuali mediterranei,ma non perché mancassero di mentalità orientate all’oggettivismo razionalistico o empiristico (che sommariamente erano espresse nella scuola  confuciana e in quella moista),o quelle del soggettivismo (che si esprimevano nel taoismo,dalle sue visioni prevalentemente ‘stoiche’ a quelle ‘edonistiche’ di  Yang Zhu),ma perché negli assunti della loro cultura non operavano  i trascinanti dualismi ‘orizzontali’ tra soggetto e oggetto,tra causa ed effetto,tra passato e presente,Io e oggetto, ecc..
La metafisica d’oriente,‘verticale’,globalistica e inclusiva era più orientata a svelare i
significati della sincronicità degli eventi del presente in un universo che si autocrea ed evolve e dove l’uomo poteva realizzarsi sintonizzandosi col mutamento nella dinamica degli opposti.Nella memosfera orientale le tre dottrine (il confucianesimo,il taoismo e il buddismo) rimasero indipendenti e interagenti,e sono tuttora assimilate a un tripode che non starebbe in piedi se venisse spezzata una gamba:il buddismo serve a guidare la mente,il taoismo la persona,il confucianesimo la società. Dal momento che la mente,la persona e la società hanno tutte bisogno di un governo oculato,allora nel mondo era necessaria l’opera di ognuno di questi insegnamenti morali.
La Cina è sempre stata refrattaria all’evangelizzazione;se il buddismo fu una dottrina tollerata per la sua apertura,il cristianesimo fu apertamente rifiutato per la rigidità megalomane dei suoi precetti;non meraviglia che pochi anni fa la Repubblica Popolare di Mao arrivò a chiudere perfino le chiese accusandole di essere strumenti dell'imperialismo occidentale.
Anche se l’osservazione dei fenomeni naturali e la loro manipolazione attraverso la conoscenza e la tecnica,precede ovunque le attribuzione dei valori e la loro trasmissione nella memosfera,e seppure il ‘saper fare’ secondo i principi della logica della scienza appartiene a ogni cultura,in quella cinese mancarono i presupposti che potevano agevolare  la loro diffusione come in occidente.
Forse nel rapporto tra mente collettiva e menti individuali,valgono leggi simili a quelle che in un individuo regolano il rapporto tra gli automatismi inconsci e la mente autocosciente.Come la coscienza individuale è sempre in ritardo rispetto all’infinita serie di accurate e complesse operazioni pratiche portate a compimento con le sole capacità automatiche della mente inconscia,così anche le leggi codificate nella mente esterna condivisa,nella memosfera,sia essa sotto la supervisione del Logos o di quella del Tao,è sempre ‘in ritardo’ rispetto alle elaborazioni consapevoli delle menti individuali.Questo ‘ritardo’ è da attribuire alla particolare funzione della corteccia cerebrale  come mediatrice tra il mondi interni e la memosfera che le è propria;su di essa i memi dominanti della 'mente esterna' esercitano un’assidua pressione per suggerire i codici simbolici con cui devono essere espresse le idee,siano esse di tipo morale,artistico o scientifico.Forse è per questa ragione che gli innovatori in ogni disciplina sono sempre le personalità ‘estreme’,le meno psicologicamente equilibrate,le più divergenti dalle norme correnti;quelle cioè che in una ipotetica curva gaussiana sono le più lontane dalla media,dove sono raccolte quelle che ‘pensano’ secondo regole condivise.In occidente,a differenza che in oriente,non è mai venuta meno l’attesa e la venerazione popolare per personalità egocentriche devianti.
L’influenza della filosofia e del pensiero dell’antica grecia sulla nascita della scienza fu sopravvalutata dai missionari cristiani,sinceramente convinti che quel sapere fosse una qualità esclusiva delle menti d’occidente.L’enfasi di questa propaganda cominciò ad attenuarsi solo verso la seconda metà dell’800,quando,ad esempio,lo storico Oswald Spengler concesse che ogni grande civiltà produceva le proprie forme di scienza,e che comunque queste erano così strettamente legate alle ripettive culture da non poter essere trasmesse oltre i loro confini:l’unica eccezione fu quella del mondo occidentale,il quale era riuscito a produrre l’unica forma universalmente valida e comunicabile di scienza.Oggi,anche grazie al contributo dell’opera di Joseph Needham,che impegnò tutta una vita a far conoscere all’occidente le radici della scienza cinese e a elaborare una storia della scienza,della tecnologia e della medicina in cui trovavano posto tutte le culture del mondo,prevale l’idea che le idee scientifiche possono svilupparsi ovunque e possono essere trasmesse da una cultura all’altra.Ritenne che l’apporto delle correnti più antiche della scienza delle diverse civiltà alla scienza moderna poteva essere considerato analogo a quello che i fiumi forniscono all’oceano.La scienza moderna era quindi costituita dai contributi di tutte le popolazioni del mondo antico,che sono confluiti in essa con continuità,dall’antichità greco-romana,dal mondo arabo,e dalle culture della Cina e dell’India (J.Needham, 1967)
Come ogni cultura  ha una propria arte,una propria idea dell’etica pubblica e della politica,così possiede anche una propria scienza e una propria tecnologia che vengono definite dalle architetture simboliche della memosfera,acquisendo pesi e significati che le sono propri. Se nonostante queste gabbie simboliche i contributi scientifici di ogni popolo confluiscono nel mare della conoscenza universale svincolandosi da quelle limitazioni,allora forse non sono le differenti visioni cosmologiche,siano esse dominate  dal Logos,dal Tao o dai Veda e dai corrispondenti sentimenti del rapporto tra il sè e la natura che informano il comportamento e il pensiero  scientifici,ma specifiche qualità epigenetiche funzionali di menti a priori orientate all’osservazione dei fenomeni naturali del mondo fisico,e che ovunque potranno produrre un pensiero e una tecnologia per l’oceano di Needham.
L’indipendenza della  psicobiologia delle menti nell’evoluzione delle culture storiche delle differenti memosfere vale anche per le visioni soggettivistiche,sia  stoiche che edonistiche.Quelle edonistiche,che ovunque condividono i tratti del materialismo e dell’ateismo,della critica al razionalismo e allo stoicismo, fiorirono in India,in Cina e nella Grecia antica tra il 6° e 3° secolo a.c.In India furono espresse dai filosofi della dottrina Charvaka (forse da Brihaspati nel 6 sec. a.c.) una scuola di cui non fu preservato alcun testo (le tracce più recenti risalgono al 1400) e che fu tenecemente combattuta dai filosofi dell’Induismo;in Cina dal filosofo Yang Zhu (4° secolo a.c), avversario di Mo Zi;nell’antica Grecia da Aristippo di Cirene (4° sec a.c),un allievo di Socrate,che nacque in Libano,visse in Grecia e finì la sua vita in Sicilia,e poi da Epicuro (3° sec a.c),la cui opera Platone non degnò nemmeno di una nota considerandola evidentemente una degenerazione del pensiero. L’origine delle idee di Epicuro risaliva comunque alle filosofie atomistiche del 4° secolo a.c di Leucippo e Democrito,contemporanei di Yang Zhu.
E’ improbabile che queste mentalità 'soggettivistiche' e 'oggettivistiche' si siano sviluppate e diffuse tra oriente e occidente attraverso la trasmissione culturale.Più verosimile è che siano nate come invenzioni indipendenti nei tre popoli ,nonostante la diversità degli ambienti e delle loro memosfere,cioè come rappresentazioni generate da menti con specializzazioni epigenetiche simili anche se operavano in condizioni ecologiche e culturali molto distanti.

16 giu 2016

Serotonina,Logos e Tao


Nello studio della mente e del pensiero cosciente convergono due campi d’indagine;il primo è quello neuroscientifico in cui si cerca di comprendere come la coscienza e il pensiero nascono ,attraverso l’esame delle connessioni cerebrali tra le strutture sottocorticali e la corteccia dove hanno sede la gran parte dei processi cognitivi;il secondo è quello della cosiddetta ‘mente esterna’,dove una cultura evolve attraverso fasi storicamente determinate,all’interno dei codici di una specifica memosfera e in cui le idee prodotte dalle menti acquistano una vita indipendente con propri meccanismi selettivi.
Restiamo in questo secondo campo e prendiamo in considerazione la versione moderna di un meme di successo e di lunga tradizione nella nostra cultura,quello delle ‘due soggettività’:“Dio non ha pudore perché non ha corpo. L' animale non ha pudore perché non ha il senso della propria individualità. L' uomo, che ha corpo e individualità, esprime nel pudore la dialettica contrastante di queste due dimensioni che così intimamente lo costituiscono e lo lacerano. Ciascuno di noi, infatti, ospita due soggettività. Una che dice «Io», con cui siamo soliti identificarci, e una che ci prevede «funzionari della specie» per la sua continuità. Amore, che gioca sul doppio registro della nostra soggettività, prevede che ad amare e ad essere amato sia il nostro io, ciò che intimamente ci costituisce e ci individua e, contro la sessualità generica e non individuata, erge la barriera del pudore…”(Galimberti,2004)
Le parole del filosofo-psicoanalista sul mito del conflitto tra due soggettività,rende bene il senso d’angoscia che da sempre pervade la cultura dell’Io o dell’Anima’,perni  della nostra idea di libero arbitrio che ci individua rispetto agli oscuri meccanicismi che ‘si occupano di noi’ come funzionari della specie,il cui unico scopo è quello di farci riprodurre attraverso i meccanismi dell’attrazione sessuale e dell’amore finchè arriva il momento di toglierci di mezzo per lasciare il posto a nuovi esseri.
I racconti alimentati da questa rappresentazione di come vanno le cose è il cibo della nostra mente,materia dei nostri dialoghi con  altri e noi stessi,un flusso ininterrotto di parole e immagini che ci impegnano  nel controllo della nostra esistenza,ora come eroi ora come vittime,a seconda di come va la lotta contro quell’’alterità genetica’ che di noi se ne frega,come anche della nostra volontà,delle speranze,dei progetti personali che ci animano.
Questa atmosfera tragica sfuma in commedia se implichiamo alcune ipotesi derivanti dagli studi di genetica delle popolazioni e da quelli sull’evoluzione delle culture,che pretendono di dirci qualcosa di più sui racconti della mente.Per cominciare si dice che,come avviene in tutte le specie animali,anche per l’uomo esiste una correlazione soprendente tra la distanza geografica che separa due gruppi umani e il grado di differenza dei loro genomi.Le popolazioni che in seguito alle migrazioni iniziate dall’Africa circa 150.000 anni fa rimasero isolate per molte generazioni svilupparono alleli distintivi,da cui derivarono varianti fisiche,neurofisiologiche e temperamentali, che sono tuttora alla base delle loro differenze mentali e culturali.Queste differenze interessano anche i gradi più elevati della coscienza riflessiva,come ammette decisamente anche lo psicoanalista-filosofo,quando mostra la sua perplessità davanti alla diffusione della mindfulness,della meditazione e  altre tecniche del buddismo zen nelle pratiche psicoterapeutiche dell’occidente.
Abbiamo noi una mente idonea a comprendere i processi mentali in orientale..oppure in quanto occidentali non siamo in grado di entrare in quel mondo?”,si domanda e la sua risposta è che non siamo in grado,semplicemente cerchiamo d’usare ‘arnesi’ orientali senza avere la struttura mentale d'un orientale;secondo lui la cosa potrebbe esserci consentita solo vivendo là almeno una quarantina d’anni,per assorbire i percorsi della mente orientale (intervista a RAI New del 19/06/2015).
Una mente d’oriente in effetti sente meno la ‘tragedia’ delle due soggettività contrapposte che a noi appare come la più realistica delle condizioni.Il racconto in oriente ha sempre avuto qualche difficoltà a diventare popolare e di successo,e non solo per un problema d’ambiente che potrebbe essere superato risiedendo una quarantina d’anni da altre  parti.
Certe discriminanti  epigenetiche tra i popoli indirizzano la formazione di significati attribuiti alla relazione  uomo-natura e uomo-cultura,e dunque modellano anche il dialogo  che un individuo intrattiene con altri e con se stesso.
Secondo i genetisti tali differenze potrebbero essere associate a due gradienti geografici,quello est-ovest (per es.nel confronto tra un inglese e un cinese) e quello nord-sud ( nel confronto,ad esempio,tra il genoma di chi vive nell’Africa centrale e di chi vive in nord Europa).
I geni responsabili di questo mosaico non sono quelli strutturali,che restano invariati tra le popolazioni,ma quelli detti promoter   o enhancer (promotori o intensificatori),gli addetti al controllo dell’espressione dei geni strutturali e controllo che agisce sui livelli di attività delle catecolammine,sui sistemi simpatico e parasimpatico e sulle funzioni cerebrali.Quali sarebbero i segni epigenetici indicativi? J.Kagan (2010) accostando gli studi di L.Cavalli Sforza sulla genetica delle popolazioni,con la sua trentennale ricerca sulle basi biologiche delle differenze di personalità,in cui ha avuto modo di confrontare gruppi di bambini asiatici e caucasici americani,avanza cautamente l’ipotesi che le differenze culturali  tra occidentali e orientali siano la conseguenza di variazioni genetiche nella funzionalità cerebrale,oltre che nei sistemi nervosi autonomo,endocrino e immunitario.
Entrambi i meccanismi porterebbero a livelli cronicamente più bassi di attività della serotonina,le quali determinerebbero anche una serie di conseguenze a livello cerebrale e comportamentale.Tenuto conto del fatto che la serotonina (neurotrasmettitore essenziale per l’attività del Sistema di Inibizione Comportamentale-BIS-) ,in rapporto a determinati stimoli ambientali,può attivare o bloccare anche uno specifico recettore della dopamina (Sistema di Attivazione Comportamentale-BAS-) in aree deputate al movimento degli arti,è ragionevole supporre che l’abbassamento cronico dei suoi livelli nel cervello,insieme ad un abbassamento del tono dell’umore, dell’eccitazione e dell’ansia,possa modellare anche il tasso di reattività neuromuscolare in relazioni a specifiche stimolazioni ambientali.
Kagan conclude che tutto questo potrebbe spiegare  perchè i bambini cinesi nei suoi gruppi di studio sorridevano e ridevano sempre meno dei loro coetanei caucasici appartenenti alla medesima classe sociali e residenti nella stessa area.Aggiunge inoltre che,tenendo conto del fatto che anche le scimmie portatrici dell’allele corto si allarmavano di più di fronte a foto di scimmie maschio che si trovano in alto nella scala sociale e sono dunque più portate alla sottomissione,ciò avvenga anche negli esseri umani,che dovrebbero avere una maggiore tendenza a piegarsi e uniformarsi alle norme del gruppo,ossia all’insieme delle leggi,delle regole,delle credenze,delle consuetudini apprese che confluiscono nella mente esterna, a essere insomma più ‘addomesticabili’ e più gentili con gli altri.Queste evidenze sono anche un invito a formulare ipotesi sul perchè le popolazioni asiatiche ed europee abbiano prodotto filosofie così differenti:una,quella d’occidente,che esprime un sè più ansioso, eccitato e attivo verso il mondo e la natura,e l’altra che indica un sè più distaccato,passivo e orientato alla ricerca di  armonie con la società e la natura.
La percentuale di individui portatori dell’allele lungo nella regione promoter del gene trasportatore della serotonina (che assorbe serotonina dalle sinapsi tra i neuroni) è massima tra gli africani;tra gli europei è maggiormente diffuso l’allele ‘medio’ e tra gli orientali quello ‘corto’.L’allele ‘corto’ negli orientali riduce il livello di espressione del gene;una conseguenza di ciò è che la serotonina rimane nelle sinapsi più a lungo,ritardando la sua eliminazione fisiologica.Gli scienziati pensano che con l’andare del tempo la presenza prolungata di serotonina porti ad un abbassamento cronico dei suoi livelli di attività in un cervello asiatico rispetto a uno caucasico o africano,o perchè il suo eccesso riduce il numero dei recettori nei neuroni adiacenti,o perchè il nucleo del rafe,da cui la serotonina viene prodotta,riceve feedback inibitori.
Le implicazioni di questa ipotesi sono notevoli.Parlando di una cultura possono essere presi in considerazione vari suoi livelli di espressione tra quello genetico e quello dei memi ,come i processi che guidano la formazione delle idee (quelli emotivo-cognitivi di processazione automatica e quelli del controllo consapevole che include il linguaggio simbolico),fino alla  selezione culturale delle idee stesse,cioè la facilitazione o meno che incontrano per propagarsi nella memosfera di un popolo.
Consideriamo l’evoluzione della conoscenza scientifica.La scienza moderna è nata in occidente,ma non la mentalità scientifica.A tale proposito esistono  alcune questioni irrisolte nell’evoluzione  di questa conoscenza esprimibili in due semplici domande che hanno impegnato a lungo alcuni studiosi.La prima:perchè nel secolo XV le scoperte scientifiche e le sorprendenti applicazioni tecnologiche cinesi,dopo essere fiorite per un millennio si sono improvvisamente fermate,proprio nel momento in cui la scienza moderna ‘esplodeva’ nel mediterraneo e in Europa? E l’altra:come è stato possibile che una gran parte delle scoperte e delle realizzazioni scientifiche e tecnologiche che hanno cambiato il mondo (la stampa,la bussola magnetica,la polvere da sparo, la sintesi di sostanze medicinali,il sismografo,ecc...) siano avvenute in Oriente,durante il periodo Song dell’antica Cina (960-1279 d.c) invece che in quelle dell’IO e del Logos,dove sarebbe stato logico aspettarsele, dal momento che i suoi scienziati e filosofi,appartenenti ad una cultura che in linea generale privilegiava l’investigazione analitica e la scoperta,e avevano già stabilito una stretta connessione tra il ‘saper fare’ della tecnica e il ‘sapere’ del Logos?
La ricerca di una risposta  impegnò a lungo Joseph Needham (1969),il biochimico e orientalista inglese.L’attribuzione della responsabilità alla cattiva influenza esercitata dai missionari cristiani,che avrebbero insegnato agli intellettuali e  funzionari cinesi i fondamenti della filosofia greca,della tecnologia greco-romana e cercato di diffondere le credenze ebraico-cristiane,non convince.I memi confuciani e taoisti che implementavano le menti cinesi erano impermeabili a quelle credenze.Per un Taoista il Cristianesimo era un’assurdità inconcepibile;nell’universo per lui non c’era nulla di separato e trascendente,tutto era interdipendente nell’Uno.Per un taoista la mente interna individuale non è un  ‘sè’ con una distinta identità intellettuale e morale che si contrappone all’oggetto e alla natura,ma qualcosa che varia e si armonizza coi contesti di esperienza in continua evoluzione.I cardini della memosfera orientale fissavano i limiti entro i quali può svilupparsi l’individualità ed è forse per questa ragione che anche la contesa tra intellettuali non ha mai trovato   all’interno delle varie scuole l’ampia espressione che hanno avuto in occidente,terra di santi,martiri o eroi. Il tradizionale pragmatismo cinese adottò la tecnologia occidentale e cercò di interpretarla  secondo i suoi principi,ma scartando i fondamenti della filosofia occidentale e delle credenze ebraico-cristiane.
L’astronomo Mei Wending che visse nel periodo in cui i ‘colonizzatori’ gesuiti erano stati ammessi alla corte imperiale cinese,si dette un gran da fare per contrastare la loro l’opera di propaganda a favore della filosofia e della scienza occidentali;fu il primo a parlare del problema della diffusione culturale delle idee e della mentalità scientifica in Cina.Rifiutò con decisione le conclusioni dei gesuiti che attribuivano la lacuna all’assenza di grandi matematici,scienziati e filosofi al livello di quelli che vissero nella Grecia antica,e sostenne che la scienza cinese,un tempo gloriosa,si era degradata a causa di difficoltà nei processi di trasmissione all’interno della società orientale.
Fedele alle sue ipotesi Mei intensificò la ricerca dei libri antichi per riportare alla luce le tecniche e le scoperte dell’antica Cina e nel corso della ricerca furono raccolte alcune conoscenze matematiche che presentavano profonde analogie con quelle che i missionari consideravano ‘occidentali’.In base a questo Mei giunse alla conclusione,creando sul momento qualche problema diplomatico,che l’origine del sapere d’occidente andasse ricercata in Cina (F.Bray-2001-La scienza in Cina,www.treccani.it).
A parte le conclusioni estreme,la visione di Mei conteneva ipotesi valide.La prima è che i processi dei differenti stili di pensiero (in questo caso quelli ‘oggettivisti’ della mentalità scientifica) non hanno un potere di controllo sulle idee che producono una volta che queste  sono sottoposte alla  selezione nella mente esterna.La seconda è che la sorte delle idee in  questa selezione non dipende dal loro contenuto di verità,come ritenevano i gesuiti platonici e aristotelici,ma dal loro potenziale diffusivo in una memosfera.
In oriente mancò quella rivoluzione culturale che in occidente cambiò i panorami della sua cultura e facilitò la diffusione e il dominio degli oggettivismi ,una rivoluzione che seguì all’invasione e all'innesco dei memi dell’ebraismo medio-orientale nella cultura della grecia antica.
All’origine,nonostante le differenze nelle visioni cosmologiche e nel sentimento del rapporto tra il sè e natura,le culture dell’antica Grecia e dell’antica Cina avevano qualcosa in comune.In entrambe,le ambizioni di menti ‘specializzate’ nel ‘saper fare’ scientifico e tecnico erano abbastanza svalorizzate da un potente meme che dominava morale e costumi,ossia le norme della morale aristocratica, secondo le quali era più onorevole non tenere in grande considerazione l’opera di artigiani imprenditori,di ingegneri,di inventori e delle loro tecniche. Le principali virtù confuciane o laotziane risiedevano nel coltivare l’umanità,la rettitudine,la proprietà,la conoscenza e l’affidabilità e condannavano esplicitamente l’orientamento al profitto, privilegiando la cura di sè e delle virtù.Anche Platone arricciava il naso davanti al  lavoro pratico nella meccanica e il grande Archimede, secondo Plutarco,ritenendo l’ingegneria qualcosa di volgare,desiderava  essere ricordato più che altro come matematico (G.E.Lloyd,2003).
(segue)


23 apr 2016

Più sensibile ai premi o alle punizioni?

Vai al  Questionario originale

RISPONDI  CON SINCERITA' A QUESTA SERIE DI DOMANDE SUL TUO MODO DI PENSARE O COMPORTARTI 
facendo un cerchio intorno alla risposta che scegli tra  1,2,3,4 

1 = NO
2 =IL PIU’ DELLE VOLTE.. NO
3 =IL PIU’ DELLE VOLTE...SI
4 =SI’

1) E’ la prospettiva di ottenere danaro che ti motiva di più a fare certe cose?..................1 2 3 4

2) Preferisci non chiedere qualcosa se non sei sicuro/a d’ottenerla?...............................1 2 3 4

3) Ti capita spesso di aver paura davanti a situazioni nuove o inaspettate?................... 1 2 3 4

4) Provi difficoltà a telefonare a qualcuno che non conosci?............................................1 2 3 4

5) Ti capita spesso di fare qualcosa solo per ricevere complimenti?............................... 1 2 3 4

6) Gradisci di essere il centro dell’attenzione di una festa o qualche altro evento?.........1 2 3 4

7. Per i compiti per cui non sei preparato,attribuisci grande importanza
     alla possibilità di un fallimento?.................................................................................. 1 2 3 4

8. Consacrate gran parte del vostro tempo per ottenere un bell’aspetto?........................1 2 3 4

9. Ti scoraggi facilmente se devi affrontare delle situazioni difficili?.............................. 1 2 3 4

10. Sei timido?................................................................................................................. 1 2 3 4

11. Quando sei in gruppo,sei tentato  di dire la cosa più  intelligente e / o
più divertente?................................................................................................................ 1 2 3 4

12. Ti capita di evitare di mostrare il tuo talento per timore di provare
imbarazzo ?..................................................................................................................... 1 2 3 4


13. Ti capita spesso l’occasione di circondarti di persone che
ti trovano attraente?......................................................................................................1 2 3 4

14. Quando sei in un gruppo, hai difficoltà a scegliere un
buon argomento di conversazione?.............................................................................. 1 2 3 4

15. Quando eri un bambino,il più delle volte quello che facevi 
aveva come scopo l’ottenimento dell’approvazione della gente?..................................1 2 3 4

 16. La possibilità di avanzare socialmente ti incita all’azione,
anche se ciò può implicare un  agire scorretto? ............................................................1 2 3 4

17. Riflettete molto prima di lamentarvi se al ristorante il vostro piatto è
mal preparato?................................................................................................................ 1 2 3 4

18. In generale preferite impegnarvi in attività che conducono a un
guadagno immediato?......................................................................................................1 2 3 4

19. Ti è spesso  difficile resistere alla tentazione di fare cose proibite o illegali ?.....      1 2 3 4

20. Quando è possibile, eviti di entrare in luoghi sconosciuti?..................................... 1 2 3 4

21. Ti piace competere e fare tutto il possibile per vincere?.......................................... 1 2 3 4

22. Sei spesso preoccupato per cose che hai  detto o fatto?........................................... 1 2 3 4

23. Ti sarebbe difficile chiedere un aumento di stipendio al tuo capo?.........................1 2 3 4

24. In generale cerchi di evitare di esprimerti in pubblico?......................................... 1 2 3 4

25. Pensi che nella vita avresti potuto fare più cose se non ti avesse
trattenuto un senso di paura o insicurezza?.............................................................1 2 3 4


26. Ti trovi spesso ad agire solo in vista di  un guadagno immediato...........................1 2 3 4

27. Se fai un confronto con gli altri,trovi d’essere una persona che
ha paura di molte cose? ................................................................................................. 1 2 3 4

28. Sei facilmente distratto/a nel tuo lavoro dalla presenza di uno
sconosciuto/a attraente?..................................................................................................1 2 3 4

29. Ti capita spesso di essere preoccupato/a a tal punto che le tue prestazioni
intellettuale sono impoverite e ridotte? ..........................................................................1 2 3 4

30. Sei così interessato al danaro da essere in grado di affrontare anche lavori
rischiosi?......................................................................................................................... 1 2 3 4

31. Ti astieni spesso dal fare qualcosa che ti piace solo per non
essere rimproverato/a o disapprovato/a da altri?......................................................... 1 2 3 4

32. Ti piace competere o aggiungere elementi di concorrenza nella tua
attività?........................................................................................................................... 1 2 3 4

33. Cerchi di essere una persona socialmente influente?............................................. 1 2 3 4

34. Ti astieni spesso dal fare qualcosa per non essere messo/a in imbarazzo...............1 2 3 4

35. Ti piace dimostrare le tue capacità fisiche,anche se questo potrà
comportare un pericolo? !...............................................................................................1 2 3 4


ELENCO DOMANDE
Per Sensibilità alla Punizione (18 items) (+BIS-BAS) : 2, 3, 4, 7, 9, 10, 12, 14, 17, 20, 22, 23, 24, 25, 27, 29, 31, 34.(somma punteggio...........)  


Per Sensibilità alla Ricompensa (17 items) (-BIS+BAS) : 1, 5, 6, 8, 11, 13, 15, 16, 18, 19, 21, 26, 28, 30, 32, 33, 35.(somma punteggio...........) 

14 apr 2016

Psicoevoluzionisti pop,allevati a 'storie proprio così'



                                       “..eravamo così preparati alla morte 
                                                che l’armistizio ci parve una delusione.." 

                                                                    ( Stanley Kubrick -Paura e desiderio 1953)

                                                      
Copernico ce l'ha fatta,ma per Darwin è ancora dura,notava qualche anno fa il noto matematico e logico Odifreddi presentando il libro di Sterelny "La sopravvivenza del più adatto-Dawkins vs Gould" ;l’evoluzionismo darwiniano dopo l’eliocentrismo,è stata la teoria scientifica che più si è scontrata con i pregiudizi antropomorfi dei conservatori e dei religiosi d’ispirazione mediorientale,ma mentre il copernicanesimo è ormai cosa acquisita anche per le frange più reazionarie,il darwinismo continua a provocare reazioni di rigetto anche in quelle moderate (Odifreddi ,2004).
Non sono mancate (e non mancano) nemmeno lotte laceranti al suo interno tra un’interpretazione totalizzante e una più discreta della selezione naturale,che sempre colmano di eccitata attesa i  reazionari nella speranza di vedere collassare la micidiale corrosività del darwinismo.
Il filosofo delle scienze biologiche Telmo Pievani,direttore del portale web “Pikaia” e gouldiano di razza,circa due decenni dopo l’ultimo scontro tra i sostenitori del 'gene egoista' e quelli del paleontologo americano creatore della teoria degli 'equilibri punteggiati' (in cui la comunità scientifica ha dato ai primi la vittoria ai punti),nella sua ultima fatica (Evoluti eabbandonati-Sesso,politica, morale:Darwin spiega proprio tutto?-Einaudi,2014) riapre la questione discutendo sull'evoluzione del cervello e della mente.In modo tanto ironico quanto sprezzante prende di mira le compulsioni adattazioniste di quelli che definisce gli psicologi evoluzionisti pop e le loro ‘Storie proprio così',tipo quella che racconta che l’orgasmo femminile è un meccanismo selezionato dall’evoluzione naturale per facilitare il trasporto e l’acquisizione degli spermatozoi,o quella che sostiene che la gelosia sessuale maschile si è evoluta per combattere l’incertezza della paternità ecc..ecc..Se questi sono i risultati,dice Pievani tra le righe,allora aveva ragione S.J.Gould ad opporsi alla nascita della psicologia evoluzionistica.
Prese in senso più positivo le cosiddette ‘storie proprio così’ della psicologia evoluzionistica non sono che costruzioni ipotetiche da cui dedurre previsioni verificabili.In seguito a tali verifiche,ad esempio,l’ipotesi sulle funzioni dell’orgamo femminile è risultata molto debole,mentre quella relativa alla gelosia maschile ha avuto un notevole supporto empirico.Non è forse anche così che procede la scienza?
L’errore è all’origine,ribadisce il filosofo della biologia,nel modo in cui le ipotesi vengono formulate;la teoria dell’adattamento per selezione naturale non è del tutto adeguata a spiegare la mente e il comportamento umani.Le mente umana dovrebbe essere considerata come un insieme di funzioni cooptate dalle grandi dimensioni del cervello e dalla sua architettura nata come adattamento per la funzione principale,quella di consentire all’uomo di parlare e comunicare.La mente insomma sarebbe un insieme infinito di exaptation (caratteristiche che si sono evolute per una certa funzione e dopo sono cooptate per un’altra,come le piume degli uccelli che all’origine sono sono state selezionate per la regolazione termica corporea e poi sono state cooptate per il volo) e spandrels (caratteristiche utili che non nascono come adattamenti,ma come una  conseguenza di altre funzioni,come gli affreschi che possono essere dipinti tra le architetture portanti di una cattedrale,o gli spazi tra i pilastri di un ponte che possono essere utilizzati da uccelli per nidificare o da senzatetto per dormire)(Gould & Lewontin,1979,vedi bibl,).Spandrels sono la religione,l’arte,la letteratura,la scrittura,la politica,le norme commerciali,le pratiche di guerra…e anche la gelosia sessuale degli uomini e l’orgasmo femminile,che aquisiscono nel corso della storia evolutiva funzioni biologiche nuove in rapporto a nuovi contesti sociali e culturali,funzioni biologiche che possono modificarsi e divergere da quelle che hanno selezionato le pressioni ecologiche e sociali dell'epoca pleistocenica.Perciò dovrebbero smetterla gli psicoevoluzionisti di scorrazzare per le savane dell'età della pietra  alla ricerca delle radici dei comportamenti contemporanei e raccontare le loro accomodanti ‘storie proprio così’.
La mente d’oggi non è quella di allora,dice Pievani,e non si è evoluta in risposta a un mitico ambiente dell’età della pietra,che gli psicoevoluzionisti immaginano stabile e immutabile,e tale è rimasta fino ad oggi.Gli psicoevoluzionisti pop non hanno saputo tener conto della flessibilità della mente,delle sue trasformazioni attraverso i vincoli storici,del fatto che lo sviluppo e il cambiamento non seguono andamenti lineari graduali.Come da sempre sostengono i seguaci di S.J.Gould per spiegare la sua evoluzione la selezione naturale non basta;l’uomo,come altri animali,è un organismo che si trasforma modificando le sue innumerevoli e differenti nicchie di vita,dove geni e cultura coevolvono.
“Le basi del pensiero moderno sono perciò qualcosa di diverso da quello che gli psicopop vorrebbero far credere;nascono nelle savane pleistoceniche,ma si trasformano,mutano e si plasmano attraverso una miriade di ambienti ed ecosistemi differenti.Invece,secondo gli psicoevoluzionisti pop,a un certo punto l’evoluzione ci avrebbe abbandonati a noi stessi, tanto che ora quel cervello, adattissimo alla preistoria, affronterebbe goffamente le sfide odierne ripetendo schemi di comportamento obsoleti.Per i guru di questa materia la nostra mente sarebbe una collezione di moduli evolutisi per risolvere problemi specifici: una specie di "coltellino svizzero”dice Pievani.Per giustificare l'utilità di meccanismi adattativi così rigidi e immutabili da essere al tempo stesso preistorici e attivi ancor oggi, l'ambiente avrebbe dovuto essere uniforme e duraturo. Solo se l'ambiente non cambia, infatti, sono utili le risposte comportamentali "fisse" che ci evitano di procedere ogni volta per tentativi ed errori. Ma in realtà il Pleistocene vide continue oscillazioni climatiche, habitat mutevoli, mari che si alzarono e abbassarono.E poi noi da centomila anni siamo una specie mobile, espansiva, adattabile a ogni ecosistema. Abbiamo vissuto in ambienti instabili e imprevedibili, dove, più che moduli di comportamento innati e fissi,servivano al contrario flessibilità e innovazione comportamentale.Prendi la gelosia sessuale maschile!Non è detto che si tratti di un adattamento psicologico selezionato dall'evoluzione e ormai inscritto nel nostro codice genetico. Potrebbe essere, invece, frutto di un ragionamento logico. Magari gli uomini pensano che le donne, diversamente da loro, non amino fare sesso senza coinvolgimento emotivo, e quindi l'infedeltà sessuale della compagna per l'uomo è segnale di un doppio tradimento, sia sessuale che sentimentale.Mentre, per condizionamento culturale,le donne danno per scontato che l'uomo sia più farfallone e quindi per loro è il tradimento sentimentale quello che segnala il doppio tradimento (intervista di T.Pievani al ‘Venerdì, di Repubblica,del 30/05/2014).
Questa proposta di Pievani sugli uomini farfalloni e i tradimenti sentimentali somiglia più a un romanzo rosa che a un’ipotesi testabile;comunque anche se si narrano ‘storie NON proprio così’ su 'cooptazioni e pennacchi' sarà ancora necessario ricorrere alla selezione naturale per spiegare le origini e la natura degli adattamenti che hanno fornito le strutture per la cooptazione e sarà ancora necessaria per spiegare i cambiamenti strutturali in un meccanismo già esistente che permettono lo sviluppo della nuova funzione exapted (Buss et al,1998,biblio).Non tutti i tetti vanno bene per la nidificazione delle rondini e anche per i senzatetto non tutti i ponti sono giusti  per bivaccare e dormire.Quando le piume per la regolazione termica diventano ali capaci di volo,è altamente improbabile che la nuova funzione possa avvenire senza alcuna modifica del meccanismo originale;questi cambiamenti dovrebbero essere coordinati con altre modifiche,come ad esempio una muscolatura in grado di generare un grado di sbattimento d’ali sufficiente per il volo e modificazioni del sistema visivo per accogliere le nuove esigenze di mobilità aerea.La selezione è infine necessaria anche per spiegare il mantenimento o meno di un’exaptation nel tempo evolutivo e anche nei rari casi in cui l’exaptazion non comporta cambiamenti strutturali,dovranno essere individuate le pressioni selettive che spiegano come e perché il meccanismo si mantiene nella popolazione.Per certi aspetti non si può dare torto nemmeno a Dennett (1995) quando osserva che il concetto di exaptation non è ben distinto da quello di adattamento,primo perché ogni adattamento è anche una sorta di exaptation,secondo perché nessuna funzione è eterna e terzo perché qualsiasi adattamento si è sviluppato su strutture precedenti che avevano altro uso o non servivano più a niente.Perciò,in definitiva,sarebbe completamente superfluo usare due termini per descrivere la stessa cosa.Non è questa la sede per approfondire l’argomento,che è  già stato autorevolmente discusso altrove (Buss et al.1998,vedi biblio).
Gould a suo tempo si oppose con tutte le forze alla nascita della psicologia evoluzionistica considerandola uno spiacevole effetto collaterale dell'idea che allora riscuoteva maggiore successo,ossia quella  del ‘gene egoista’.Ma i tempi cambiano veloci.E visto che oggi anche il più famoso protagonista di quelle vecchie contese molto ‘politicizzate’ (Wilson & Dawkins vs Gould) ha fatto una mezza marcia indietro criticando alcune tesi di fondo della sociobiologia e adottando termini come ‘preadattamento’ ,che richiamano l'exaptation gouldiana (E.O. Wilson, 2013,biblio),questo,dice Pievani,può rappresentare il punto di svolta verso un programma di ricerca veramente pluralista,in cui,intorno al nucleo centrale del darwinismo,possano coesistere teorie anche divergenti,senza che una spinga l’altra fuori dalla porta com’è successo in passato.
Ritornando alla psicologia evoluzionista c'è da dire che su molti punti Pievani ha ragione.La debolezza e l’arbitrarietà di certe argomentazioni della psicologia evoluzionistica sono frutto della teoria dei moduli universali specie-specifici  dei padri (o meglio dei coniugi) fondatori Tooby & Cosmides (1992) e dall’essersi concentrata sugli universali umani,come la gelosia,l’attrazione sessuale,la logica sommersa delle relazioni sociali,più che sulle variazioni,considerando anche quelle della personalità,rumore di fondo dell’evoluzione. L’assunto errato di questo approccio è che la selezione naturale per un qualsiasi locus tenda a conservare solo la variabile a più alta fitness,e dunque certe variazioni ereditarie non sarebbero opera della selezione naturale,ma solo ‘residui’ neutrali senza alcun valore adattivo. 
Fortunatamente,osserva Pievani,la psicologia evoluzionistica non si limita a questo.C’è un’importante eccezione rappresentata da alcuni psicobioecologi (Gangestad & Simpson, 1990, McDonald,1995, Figueredo et al,2005,Nettle 2005,-in biblio) la cui ricerca emerge proprio da un modo opposto di considerare tali variazioni,il loro valore adattivo e il loro mantenimento sia tra gli animali che tra gli esseri umani.Siamo d'accordo con lui.Sembra che questa sia la chiave per distinguere la buona dalla cattiva psicologia evoluzionistica,più che il raccontare o meno 'storie proprio così'.
Nel suo libro Pievani fa più volte riferimento alla ‘Human Behavioral Ecology’ (HBE) e in particolare alle ricerche di Nettle che sono  ‘in esplicito contrasto con la psicologia evoluzionistica: niente ipotesi speculative su ambienti ancestrali,niente questionari qualitativi,niente situazioni sperimentali astratte,niente simulazioni e giochi,niente generalizzazioni semplificate sugli ‘universali umani’.Al loro posto:dati quantitativi diretti e su larga scala (attraverso aggiornate statistiche demografiche e sociali) riguardanti i comportamenti umani (in tre domini principali:produzione del cibo,distribuzione sociale,riproduzione),gli ambienti e i loro vincoli,le comparazioni tra le popolazioni,le relazioni filogenetiche fra ceppi del popolamento umano.Anche qui l’analisi è graniticamente evoluzionistica (strategie adattive per massimizzare la riproduzione),ma l’esito è opposto a quello degli psicoevoluzionisti:Homo Sapiens deve la sua fortuna alla variabilità,all’adattabilità a contesti eterogenei,alla plasticità, all’apprendimento sociale,alla trasmissione culturale e alla diversità culturale’(cit.pagg.194-195).
L'‘Human Behavioral ecology’ studia il comportamento umano da un punto di vista adattativo e di come evolve con il  variare del contesto ecologico.
L’insieme delle teorie generali su cui si basa l’HBE sono quelle ‘classiche’ dell’adattamentismo 'riduzionistico' come la selezione naturale,la selezione sessuale,la selezione parentale,la fitness inclusiva,con il corredo di una serie di Teorie cosiddette di ‘livello medio’ che hanno poco a che fare con l’inintelligibilità degli ‘spaldrels’ (come le teoria dell’investimento parentale, quella del conflitto genitori-figli,quella dell’altruismo reciproco,quella della selezione r/k e delle Strategie Evolutivamente Stabili (EES))
Senza dubbio nel lavoro di Nettle sono assenti generalizzazioni sugli ‘universali umani’ a partire da questionari qualitativi,ma non alcune ragionevoli ipotesi sugli ambienti ancestrali.
Nella sua ricerca preliminare su un campione di 545 adulti britannici sulle differenze individuali ereditarie di personalità,Nettle sostiene che l’asse estroversione/introversione potrebbe essere più utilmente osservato come insieme dimensionale di trade-off tra differenti costi/benefici;ipotizza che i valori massimi di estroversione sono da associare a un crescente successo nell’accoppiamento (mating effort),ma a costo di un aumento del rischio fisico (somatic effort) e una carenza nelle cure parentali (parental effort),mentre nell’estremo opposto i valori sono invertiti.Insomma i valori elevati di estroversione sarebbero un forte predittore nei maschi per un maggior numero  di partner sessuali,e nelle femmine per una più alta percentuale di quelle propense a lasciare le relazioni esistenti per le nuove (monogamia seriale) determinando inevitabili problemi alla prole.La sua ipotesi e che nell’ambiente ancestrale gli uomini ‘estroversi’ avrebbero teso ad accrescere il numero dei figli,mentre le donne ‘estroverse’ la loro qualità genetica,ma probabilmente ad un  costo elevato per la sopravvoivenza e la salute dei figli;e che la dimensione ‘estroversione’ può perciò essere concepita come un continuum lungo il quale differenti costi e benefici di fitness sono negoziati con l’ambiente. E 'probabile che la fitness ottimale (cioè l’abilità a sopravvivere e riprodursi in un ambiente sotto differenti pressioni) è generalmente nel centro del campo e che quindi i geni dell’estroversione sono soggetti a una selezione stabilizzante,ma la selezione non può comunque rimuovere del tutto la variazione ereditabile,in quanto la caratteristica è probabilmente influenzata da molti obiettivi mutazionali.Come le condizioni ambientali oscillano, l'equilibrio ottimale tra rischio e sicurezza può variare su brevi scale temporali o geografiche e così anche il vantaggio di  essere un estroverso in base alla strategia della maggioranza della popolazione circostante,come spesso accade con le strategie riproduttive alternative.Processi come questi porterebbero al mantenimento di un ampio spettro di fenotipi nella popolazione(Nettle,2004,biblio).
Successivamente,nello stesso periodo in cui A.J.Figueredo,elaborava la teoria della selezione r/k di matrice sociobiologica,raccogliendo sotto un generale K Factor l’insieme delle differenze di personalità nelle strategie ‘life history’, Nettle estendeva gli ipotetici trade-off tra costi e benefici relativi alla fitness alle restanti dimensioni del modello Big Five della personalità (Nevroticismo,Apertura all’Esperienza, Coscienziosità e Gradevolezza)(Nettle, 2006,biblio), e ,con buona pace di Pievani,chiudeva così il documento:
”..per la base ereditabile della personalità,la combinazione di trade-off e polimorfismo genetico sembra una via feconda da perseguire.Qualcuno potrebbe obbiettare che i particolari costi e benefici qui proposti sono speculazioni e in quanto tali sono ‘storie proprio così’ su come sono sorte le variazioni di personalità.La prima obbiezione è vera;per l’altra la critica fraintende l’utilità della spiegazione adattiva in psicologia.Il quadro evoluzionistico che abbiamo usato è un generatore di ipotesi.Cioè,un articolo come questo,che si basa sulla biologia evoluzionistica,non è fine a se stesso,ma piuttosto un ‘motore’ per la generazione di idee empiriche verificabili.I costi e i benefici che abbiamo elencato potrebbero non essere corretti,tuttavia il quadro generale permette di fare previsioni testabili che non sarebbe stato possibile generare attraverso un metodo induttivo

Le ‘storie proprio così’ servono proprio perchè la mente d’oggi non è quella del pleistocene e perchè la sua evoluzione non lascia reperti,a parte le opere artistiche,letterarie,filosofiche, tecnologiche ecc..