25 ago 2017

Interazione tra temperamento della madre e del figlio.

(da "Menti,evoluzione e differenze di personalità

La ricerca empirica nella psicologia evoluzionistica è ancora nella sua infanzia.Rimane ancora molto da fare,a cominciare da una migliore comprensione del modo in cui lo sviluppo delle calibrazioni epigenetiche,la selezione fluttuante dei tratti indicatori della fitness e altri meccanismi interagiscono per mantenere le differenze che osserviamo nella popolazione.
L’ambiente post natale è decisivo per ogni animale,ma per un essere umano lo è forse un po’ di più perchè è lì che modellerà le architetture corticali delle strutture emotive,cognitive e linguistiche che gli serviranno a vivere in una cultura di una complessità che non ha eguali nel mondo animale.I numerosi studi dedicati all’evoluzione dei temperamenti nell’ambiente post natale,in modi diversi,sono ancora profondamente influenzati dal concetto di ‘goodness of fit’ (bontà dell'adattamento)  introdotto nel 1977 dagli psichiatri Alexander Thomas,Stella Chess e altri.
Il modello descrive un insieme di caratteristiche del rapporto tra il temperamento del bambino e il suo ambiente familiare,evidenziando quali di esse permettono uno sviluppo ottimale,un ‘buon adattamento’ appunto.Il concetto è semplice:in un ambiente favorevole anche il temperamento di un bambino difficile non sarà per forza sinonimo di problematicità,così come il  temperamento tranquillo di un figlio non è garanzia di assenza di problemi se le richieste dei genitori saranno  irrealistiche rispetto alle caratteristiche naturali che il  figlio ha ereditate.
Nella prospettiva di Thomas e Chess la ‘bontà dell’adattamento’ può essere facilitata nei casi in cui genitore e figlio avranno tratti di carattere in comune che permetteranno una reciproca comprensione,ma anche in quelli in cui,pur avendo il figlio/a caratteristiche temperamentali differenti da quelle del genitore,quest’ultimo eviterà giudizi negativi e sprezzanti su di lui,facendo leva sui valori del rispetto e della tolleranza e sulle informazioni ricevute da esperti riguardo alle caratteristiche delle differenze ereditarie di personalità.
La filosofia di Thomas & Chess nasce in un periodo in cui la ricerca delle basi biologiche delle differenze di personalità era fiduciosamente impegnata a isolare e assegnare a ogni tratto della personalità i propri geni,definendo una serie di rapporti singoli che convergevano nel comportamento generale;era una visione ben diversa da quella che prevale nella nella psicologia evoluzionistica e nella Life History Theory (LHT),secondo la quale ogni tratto può essere osservato solo come parte di un insieme di tratti fisiologici,neurologici e psicologici coevoluti in pattern flessibili capaci di mutare adattivamente in rapporto ad ambienti differenti e mutevoli.
Il collaboratore ideale dello scienziato competente di allora che allestiva il suo esperimento mettendo insieme una batteria di questionari di personalità,era un genitore altrettanto competente che in famiglia s’impegnava a moderare l’introversione o l’estroversione ‘estreme‘ del figlio creando intorno a lui un ambiente familiare fatto di comprensione ed educazione.
Il genitore  era considerato dagli stessi psichiatri un osservatore neutrale capace di registrare in descrizioni attendibili la personalità del figlio e questo la dice lunga sulla loro complicità,più ideologica che scientifica.Nella realtà i genitori ignorano i tratti del figlio che non sono immediatamente classificabili come positivi o negativi secondo il loro gusto e non possono che ignorare la loro interazione con il  sistema neuroendocrino,immunitario, digestivo del figlio ecc..,come ignorano anche  l’influenza sulle risposte  del bambino  dei loro messaggi non verbali e del loro modo di agire che il bambino osserva quando non parlano con lui come ‘analista’.Per questi motivi non stupisce che i risultati di moderni studi che si rifanno al concetto di ‘bontà dell’adattamento’ siano così controversi.
In una ricerca svolta con un campione rappresentativo a livello nazionale di 285 nuclei familiari olandesi formati da due genitori e almeno due adolescenti,C.V.Tuijl e al.(2005) si ponevano due scopi,1°) di esaminare se la somiglianza della personalità genetica tra gli adolescenti e i loro genitori poteva avere influenze sui problemi comportamentali dei figli e 2°) se il collegamento tra la somiglianza delle personalità e i problemi di comportamento era mediata dalla qualità del rapporto tra genitore e adolescente.
Bambini più grandi e adolescenti sono stati divisi in tre gruppi:i resilenti (individui sopra la media su estroversione,gradevolezza, coscienziosità,apertura all’esperienza e stabilità emotiva), i super-controllati (individui con bassa stabilità emotiva,bassa estroversioone,elevata coscienziosità e tendenza verso problemi di inibizione comportamentale e internalizzazione),e i sotto-controllati (individui con bassa coscienziosità e gradevolezza,alta impulsività e problemi di esternalizzazione).I risultati hanno dimostrato che seppure la somiglianza di personalità tra gli adolescenti e i loro genitori sotto tali profili correlava negativamente con i problemi di internalizzazione e di esternalizzazione,tale relazione non era mediata dalla qualità del rapporto genitore figlio,eccetto che per gli over-controllati.Solo per questi la qualità relazionale era efficace a moderare gli effetti patologici del comportamento;non lo era invece per gli adolescenti resilenti e per gli under-controllati/impulsivi.Anzi per quest’ultimi la similitudine dei tratti genitori-figli aveva l’effetto opposto,cioè di amplificare il loro comportamento.Se essere under o over controllati vuol dire ospitare tratti che sono parti di insiemi comportamentali ereditari progettati dall’evoluzione,allora in questo assemblaggio di regolazioni fisiche,nervose,cognitive non ci può essere una che abbia il potere di manovrare tutte le altre dal suo posto di comando.Se questa esistesse e fosse,ad esempio,la coscienza razionale e linguistica del figlio under-controllato,sarebbe lecito aspettarsi che qual’ora un genitore s’impegna ad addestrarlo per esserlo meno,alla fine qualche cosa,seppure di temporaneo e incerto,potrebbe ottenere.Il fatto è che la natura,a quel punto,ha già fatto le scelte fondamentali,allestendo i suoi trade-off in funzione dell’ambiente-madre con regolazioni epigenetiche pre/post nascita,riguardanti anche il cervello,le abilità mentali e la conoscenza.
Anche in uno studio clinico orientato alla ricerca delle associazioni tra alcune dimensioni del temperamento tra figli e genitori e la psicopatologia infantile (D.Rettew e al.,2006)  si evidenziano alcune discrepanze dalle attese in base alla filosofia della ‘goodness of fit’.La ricerca  intendeva testare gli adattamenti reciproci genitori/figli su quattro noti tratti del temperamento in ragazzi dai 6 ai 18 anni e i loro genitori,tutti appartenenti a 206 famiglie del nord est USA,reclutati da pediatri e psichiatri in un ambulatorio universitario sulla base di cartelle cliniche.
I tratti sotto osservazione erano quattro:

1)Ricerca delle novità (novelty seeking-NS-) che con valori elevati si associa a problemi di esternalizzazione e altri disturbi,tra cui l’insorgenza di comportamenti antisociali,

2)Persistenza (persistence-P-) che a valori bassi si lega a comportamenti distruttivi e problemi di attenzione e indica la capacità di un individuo a perseverare in un obbiettivo nonostante difficoltà e frustrazioni,

3)Evitamento (Harm avoidance-HA-),che a valori elevati è connesso a problemi di interiorizzazione in bambini e adolescenti e al grado di inibizione comportamentale espressi nell’ansia,nella preoccupazione e nei comportamenti di ritiro,cioè,in altri termini,nel grado di attivazione del Sistema di Inibizione Comportamentale (BIS) rispetto al BAS (Sistema di avvicinamento Comportamentale),

4)Dipendenza dai premi(Reward Dependence-RD) che definisce una tendenza a mantenere comportamenti di attaccamento e dipendenza da beni ed esperienze gradevoli;in altre parole esprime il grado di attivazione del BAS rispetto al BIS. 

La ricerca di Rettew ha testato l’insieme delle correlazioni tra i NS,HA,RD e P del bambino e quelli dei rispettivi genitori;la prima cosa che risalta agli occhi sono le correlazioni positive (quindi tutt’altro che orientate alla regolazione e alla moderazione degli effetti temperamentali) tra l’HA del bambino e l’HA della madre,come pure tra la RD del bambino e l’RD della madre.


Questi risultati” nota Rettew ” non contraddicono l’ipotesi di ‘goodness of fit’,tranne che nella sua forma più letterale.I nostri risultati suggeriscono un quadro più complicato in cui certi tratti temperamentali nei bambini possono esercitare un effetto sia autonomamente che in interazione con altri tratti....”.Nonostante i risultati contraddittori di questo come di altri studi se ci limitiamo al rapporto tra tratti singoli della ‘goodness of fit’,il punto evidenziato  da Rettew ci sembra degno di nota,e cioè che in una quantità statisticamente significativa di casi l’HA alto del bambino (maggiore attivazione nel BIS) era correlato positivamente all’HA alto della madre e che,in un numero altrettanto significativo di casi, l’RD alto del bambino (maggiore attivazione nel BAS) correlava positivamente con l’alto RD della madre.Perchè queste combinazioni di tratti simili mostrano effetti ‘disregolativi’,invece del contrario come sarebbe prevedibile secondo le  credenze della ‘goodness of fit’,mentre altre portano a correlazioni inesistenti o negative non significative?L’ipotesi fatta dall’autore è che ”..in sintesi i livelli più estremi di particolari tratti del carattere del figlio possono portare a problemi comportamentali  se abbinati a livelli alti degli stessi nel genitore”.Trattandosi di tratti che sono il ‘cuore’ l’uno del BIS (HA)  e l’altro del BAS (RD),si    potrebbe invece fare l’ipotesi che se nella lotteria delle variazioni genetiche ereditarie,madre e figlio si trovano ad avere entrambi un BIS molto attivato,si avrà un aumento nel bambino dei tratti connessi al sistema,e il contrario avviene se madre e figlio sono entrambi molto attivati nel BAS.In questo caso,sorprendentemente,ci dovremmo attendere che i luoghi delle vere ‘moderazioni’ nei tratti del figlio sono proprio le associazioni restanti,quelle dissimili,in cui una madre è molto attivata nel BIS mentre il figlio lo è nel BAS,e quella in cui una madre è molto attivata nel BAS mentre il figlio lo è nel BIS.

Non sempre purtroppo in questo tipo di ricerche viene fatta una chiara distinzione tra stile temperamentale e personalità della madre,come invece qui fanno Rettew et al.E’ vero che le due dimensioni non sono indipendenti e facilmente distinguibili,che la personalità altro non è che il risultato dell’impatto dell’Ambiente sulla caratteristica genetica ereditaria del Temperamento,ma è anche vero che gli effetti sul figlio/a della personalità della madre,a cominciare da quelli derivanti dalla sua sensibilità e calore accuditivo o dalla sua insensibilità e freddezza verso il figlio/a,sono modificazioni epigenetiche evolute che avvengono dentro la cornice preesistente di una interazione casuale tra le inclinazioni temperamentali della madre e quelle del figlio.