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23 giu 2020

Introversione-Estroversione:evoluzione di un'idea

Cos'è la mente?Qualcosa di accidentale e indefinibile o l’effetto di una propensione genetica che in ogni individuo dà una forma inconfondibile al rapporto tra le proprie emozioni,cognizioni e azioni?

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Nel libro si sostiene la seconda ipotesi,cioè che al di sotto dell’infinita variazione delle immagini,idee,pensieri,programmi,fantasie di una mente sia possibile delineare un tema nucleare generatore nato nell’'interazione tra una propensione genetica individuale e il suo ambiente.

Dove nasce tutto?Dal primo 'ambiente' intrauterino e successivamente dal modo in cui una madre,senza volerlo,reagirà alle caratteristiche genetiche del proprio bambino.Nel seguire le regole che assicurano al figlio una sana sopravvivenza,applicando le richieste dell'ambiente secondo i costumi del momento,una madre reagirà al figlio e agirà verso di lui con comportamenti derivanti dal proprio DNA,a loro volta plasmati dal modo in cui lei ha interagito in un passato precedente col DNA dei propri genitori.

Fin dalla sua nascita la ricerca psicologica ha cercato di venire a capo del complesso problema delle differenze mentali e di personalità facendo alcune probabili rassegne dei TIPI che potevano svilupparsi da quelle differenti propensioni genetiche e dai loro rapporti con l’ambiente.
L’evidenza che si impose da subito all’attenzione fu la differenza tra individui che manifestavano soprattutto un atteggiamento mentale orientato all’interno, all’autoosservazione, al controllo sul proprio comportamento e quelli che al contrario manifestavano un atteggiamento prevalentemente orientato all’esterno,al controllo sui fatti e dell’ambiente.
Questo dualismo comportamentale fu chiamato Introversione-Estroversione (I/E).
Il primo a parlarne,senza riferirsi esplicitamente all’I/E, fu William James.Disse che quella opposizione poteva essere meglio compresa se avvicinata alle leggi dell’evoluzione.Lo psicologo americano conosceva bene le teorie darwiniane come dimostrano alcuni suoi articoli scritti negli ultimi decenni dell’ottocento,nei quali aveva preso una posizione critica di fronte all’interpretazione deterministica dell’evoluzionismo fornita da Spencer.
James  contestava  a Spencer l’idea che l’evoluzione della mente fosse determinata dal processo di adattamento dell’organismo all’ambiente;James rivendicava il valore dell’agire umano,della volontà e della creatività di ogni individuo di agire nell’ambiente in modo originale,secondo le sue inclinazioni genetiche ed esperienze.
Nel primo capitolo del suo libro Pragmatismo:un nome nuovo per vecchie modalità di pensiero (1907) chiarì cosa intendeva per creatività e originalità dell’agire umano,quando descrisse due mentalità prevalenti in filosofia,una ‘dura e solida’ (tough-minded,di coloro che partono dal particolare e dai fatti per arrivare a formulare idee) e l’altra ‘tenera e flessibile’ (tender-minded,di quelli che partono dagli universali e dalle idee per arrivare a valutare e definire i fatti).
tender-minded hanno più bisogno di idealità,spiritualità e trascendenza dei tough-minded e anche quando criticano e scartano un ideale culturalmente consolidato,sono sempre pronti a sostituirlo con un altro più valido e utile nella attualità culturale da loro vissuta. Seppure sia da sempre evidente che il temperamento di un individuo orienta o modifica il modo di filosofare,secondo James la sua presenza era raramente riconosciuta,mentre invece tutta la filosofia non era stata altro che un conflitto tra due temperamenti con le seguenti caratteristiche generali:

Tender-minded                                                     Tough-minded
razionalismo                                                             Empirismo
Intellettualismo                                                         sensazionismo
idealismo                                                                  Materialismo              
ottimismo –fiducia nel futuro-                                 pessimismo-sfiducia nel futuro
religiosità                                                                  ateismo
fede nel libero arbitrio                                              fatalismo
monismo                                                                  pluralismo
dogmatismo                                                             scetticismo

Di qualunque temperamento sia un filosofo di professione ”scrisse James” egli cerca, quando fa della filosofia, di soffocare quell'elemento. Non essendo il temperamento una ragione convenzionalmente riconosciuta, egli adduce, per le sue conclusioni, solo ragioni impersonali. Eppure il suo temperamento gli fornisce in realtà una propensione molto più forte di qualsiasi altra sua premessa strettamente oggettiva”(W.James,Pragmatism…,1907)
Anche se i sostenitori di una qualsiasi corrente filosofica sono portati a considerare unitario il loro movimento per alcune ‘somiglianze di famiglia’,diceva James,le discussioni saranno comunque infinite perché gli individui che ne fanno parte sono diversi l'uno dall'altro per temperamento, background, interessi, studi compiuti, e tale bagaglio li porta a competere su questioni più o meno centrali.Quando ciò accade,dice James,quelle loro  differenze temperamentali possono aiutare a comprendere meglio il fecondo scambio di opinioni in corso, come accadeva ai suoi tempi  nel pragmatismo.

Con Jung,nel suo 'Tipi Psicologici (1921),il dualismo Intro/Estroversione acquista piena centralità.Jung descrisse 8 Tipi che si differenziavano nel pensiero,nel sentimento, nell'intuizione e nella sensazione,secondo la caratteristica dell'Introversione o dell'Estroversione,e ipotizzando una sottostante potente spinta dei geni per tali caratteristiche.
Più tardi,quando riprese il discorso col suo modello PEN (dall'alto al basso) (Psicotismo/Estroversione-introversione/ Nevrotismo- stabilità) il comportamentista H.Eysenck si spinse ben oltre il modello 'filosofico' di Jung,offrendo contributi decisivi allo studio della matrice genetica della personalità e delineando gli specifici equilibri variabili tra ormoni e neurotrasmettitori che potevano essere alla base della variazione dei tratti del comportamento.

Nel successivo modello neuroscientifico (dal basso all'alto) di  Jeffrey A. Gray l'opposizione  Introversione/Estroversione perderà  la sua centralità.
Il modello di Gray,rappresenterà qualcosa di più di una semplice rotazione e revisione di quello del suo maestro  Eysenck.
I suoi appunti critici sono schiaccianti.




1°)Le dimensioni  di Eysenck  non sono che effetti secondari dell’interazione tra i gradi differenti di attività del BIS (Sistema di Inibizione Comportamentale) (ansietà) e del BAS (Sistema di Avvicinamento Comportamentale )(impulsività),

2°)il nevroticismo non è concepibile come grado di attivazione emozionale indipendente,ma come grado di sensibilità reattiva a differenti stimoli ambientali, ovvero come amplificatore generale della reattività sia ai segnali di ricompensa che a quelli di punizione,

3°)Estroversione e Introversione sono caratteristiche psicofisiologiche distinte, di natura differente e interagenti in modo mutevole:indicano gradi di forza variabili tra gli individui ai segnali della ricompensa (maggiori nell’estroverso) e a quelli della punizione (maggiori nell’introverso),e infine

4°)l'analisi fattoriale,su cui il modello di Eysenck si è sostanzialmente basato,non è il miglior modo per dare una risposta al perché si possa diventare distimici,isterici o psicopatici.E' assai opinabile che siano solo le tre di Eysenck (Estroversione,Nevroticismo e Psicoticismo) le dimensioni che definiscono la personalità.Qualcuno potrebbe trovarne 5 ,12 o 47 e giustificare tutto con un buon motivo 'fattoriale'.Insomma l'analisi fattoriale può essere manipolata e falsata attraverso la scelta degli items,e i risultati possono cambiare cambiando la popolazione oggetto di studio o i test somministrati (EPI o EPQ).


Il Sistema di Inibizione Comportamentale (BIS) è veicolo dell’ansietà e meccanismo dell’inibizione del comportamento,poco dopo che il soggetto ha rilevato,con una veloce comparazione inconscia,una discordanza tra i fenomeni attesi nell’ambiente in base all’esperienza e quelli realmente presenti.Il BIS consiste in un circuito a feedback negativo il cui centro è nel sistema setto-ippocampale (corteccia prefrontale,giro dentato,ippocampo,area subicolare-sede delle funzioni di comparatrici tra eventi attesi e reali),oltre che nelle fibre noradrenergiche e serotoninergiche del locus coeruleus e del rafe mediano,che producono il suo ‘carburante’,cioè adrenalina e serotonina.

Il Sistema di Avvicinamento Comportamentale (BAS) è il veicolo dellimpulsività e il meccanismo del comportamento di ricerca attiva dell’individuo nell’ambiente per raggiungere le mete biologiche necessarie alla sua sopravvivenza,benessere e sicurezza (cibo,acqua,protezione del corpo,selezione di ambienti salubri,la prossimità con simili,l’intimità con simili di sesso opposto per la riproduzione,ecc..).Consiste in un semplice sistema a feedback positivo attivato da stimoli critici associati alla ricompensa condizionata o alla omissione o termine di una punizione condizionata.Le sue componenti biologiche sono:i gangli basali,le fibre dopaminergiche che salgono dal mesencefalo per innervare i gangli basali,le aree neocorticali motorie e sensomotorie,e la corteccia prefrontale collegata intimamente con i gangli basali.
Questo insieme è costituito da due sistemi intercorrelati,il sistema motorio caudato e il sistema motorio accumbens.ricompensa condizionata o alla omissione o termine di una punizione condizionata.
Le differenze individuali sono determinate dalla propensione genetica a essere più attivati nel BIS o nel BAS.
Insieme ai due Sistemi opera il FFFS,il Sistema di Attacco,Blocco o Fuga,il più primitivo nella scala evolutiva che si attiva nelle circostanze più drammatiche che possono mettere in pericolo la vita dell'individuo.E' regolato da un meccanismo a feedback negativo rispondente a stimoli aversivi e mancate ricompense incondizionate con comportamenti di difesa primitivi tipo l'attacco,il blocco totale del comportamento controllato dagli altri due sistemi o la fuga.Le sue componenti fondamentali sono le Amigdale,l'ipotalamo mediale e la sostanza grigia centrale del cervello.

I tre Sistemi che si sono evoluti per rispondere in modi specifici a premi e punizioni in funzione delle propensioni genetiche individuali,sono reti interconnesse che trasportano segnali e modellano informazioni nel corso di incessanti  'viaggi' andata/ritorno dalle zone mesencefaliche a quelle corticali.

"Una scoperta notevole,per esempio,consiste nel fatto che la maggior parte delle misure ambientali utilizzate in psicologia -per esempio la qualità della genitorialità,il supporto sociale e gli eventi di vita - mostra una significativa influenza genetica. Com'è possibile,dato che l'ambiente non possiede un proprio DNA?Come vedremo,l'influenza genetica c'entra in quanto queste non sono mere misure dell'ambiente 'là fuori',indipendente da noi e del nostro comportamento.Selezioniamo,modifichiamo e persino creiamo le nostre esperienze in parte sulla base delle nostre propensioni genetiche.Ciò significa che non possiamo supporre che le correlazioni tra le cosiddette misure 'ambientali' e i tratti psicologici siano frutto dell'ambiente stesso.Di fatto,la genetica è responsabile della metà di queste correlazioni.Per esempio,ciò che appare come effetto ambientale dell'educazione sulla psicologia dei figli ha in realtà a che fare con il modo in cui i genitori reagiscono alle caratteristiche genetiche dei propri bambini"
(Robert Plomin-L'impronta genetica,come il DNA ci rende quelli che siamo-R.Cortina ed. 2019)

In linea con l'odierna psicologia evoluzionistica e l' Human Behavioral Evolution (HBE),il libro suggerisce un 'aggiornamento' sulle mentalità e la coscienza dei Tipi con una loro ridefinizione a partire dall'evoluzione degli effetti delle propensioni genetiche del genitore su quelle del bambino,in particolare dal modo in cui i genitori reagiscono alle caratteristiche genetiche del bambino e questo alle caratteristiche dei genitori.


10 ott 2016

Intelligenza,temperamento e Genetica evoluzionistica.


Come hanno agito le pressioni selettive sui tratti della mente umana fino a renderla capace di sviluppare una cultura così speciale e potente? Il genere  Homo nasce Faber intorno a 2,5-3 milioni di anni,come ci ricorda  F.Cavalli-Sforza (2010),e questa capacità gli era propria. Probabilmente già gli  australopitechi usavano strumenti di legno abbastanza elaborati,benchè nessuno possa provarlo non essendosi conservati.Si pensa che le forze in competizione in questa gara siano state principalmente tre,e non sempre orientate nella stessa direzione:la selezione naturale,quella sessuale e quella culturale.Il modo in cui si è svolta e continua a svolgersi questa ‘competizione’ a tre è  uno degli  obbiettivi più affascinanti di questo primo secolo del terzo millennio per la genetica del comportamento,la psicologia evoluzionistica e l’ Human Behavioral Ecology (derivanti,queste ultime due,rispettivamente dalla sintesi della biologia evoluzionistica con la psicologia e con l’antropologia).
Assai valido e da apprezzare è stato lo sforzo di G.Miller e altri (1999,2002) di migliorare la cooperazione tra la genetica comportamentale (Plomin,DeFries,2001) e la psicologia evoluzionistica (Buss,1995;Tooby & Cosmides, 2005), abbattendo  il terreno che separa i due fiumi ormai rigogliosi,e cercando di superare sia le incomprensioni reciproche tra le due discipline,sia  la riluttanza,radicata nel profondo della nostra evoluzione culturale (vedi quella di studiosi influenti come Stephen J.Gould o Steven Rose),ad applicare la genetica evoluzionistica e le leggi della fitness allo studio della mente umana,sebbene da sempre lo si faccia con quella animale.
Miller è noto al grande pubblico soprattutto per avere provocatoriamente sostenuto in un libro di successo (Uomini,donne e code di pavone-come la selezione sessuale modella l’evoluzione della natura umana,2002) che le espressioni più elevate della mente umana come l’arte,la musica, l’umorismo,la religione (ma anche la politica, la filosofia o la scienza stessa) si sono evolute come mezzi di corteggiamento nella selezione sessuale più che come mezzi di sopravvivenza.Le polemiche sollevate dalla sua ipotesi dimostrano quanto le scienze evoluzionistiche della personalità e della mente costituiscano ancora sempre un’oscura minaccia davanti alla quale si saldano sante alleanze a difesa dei valori più alti e sacri dell’umanità. ll risultato di questa difesa,dice Miller,è che tuttora ,dal punto di vista evoluzionistico, di queste espressioni della mente non si hanno spiegazioni davvero convincenti,oltre a quella abbastanza generica che sono servite a consolidare l’unione identitaria dei gruppi umani.Ai suoi esordi la psicologia evoluzionistica ha fatto bene,secondo lui,a tenersi alla larga dalla roccaforte ,ma oggi che la disciplina è culturalmente più consolidata non c’è bisogno d’essere cauti davanti alla controversa questione (intervista www.edge.org, 06/98).
Anche Charles Darwin,che notoriamente non era un cuor di leone,dopo aver pubblicato nel 1859 la sua opera fondamentale L’origine delle specie-selezione naturale e lotta per l’esistenza (1859) fece passare dodici anni prima di dare alle stampe L’origine dell’uomo e la selezione sessuale (1871),dove metteva a frutto idee maturate molti anni prima con accostamento di osservazioni naturalistiche sulla vita degli animali e quelle sulla selezione sessuale artificiale operata dall’uomo con gli animali domestici.Darwin vi dimostrava attraverso molte prove che in molte specie animali le femmine sceglievano i loro compagni non solo per l’aspetto fisico e il loro predominio nella competizione sessuale, ma anche per un’ampia serie di tratti comportamentali che possiamo definire intelligenti e creativi come la sapienza nel costruire nidi,nel cantare,nel ballare o nel corteggiare e questo determinanava un’amplicazione e una diffusione evolutiva di quei tratti maschili.Aveva fondate ragioni per essere cauto conoscendo i limiti della cultura vittoriana in cui viveva. L’idea che più turbava i contemporanei fu che i processi psicologici soggiacenti alla scelta femminile del compagno e del partner sessuale dovessero essere considerati una forza causale dell’evoluzione parallela a quella della selezione naturale.
Come sostiene Miller,per un secolo la teoria della selezione sessuale ha languito in una sorta di limbo scientifico,finchè la biologia evoluzionistica negli ultimi due decenni s’è decisa a ripescarla,e da quel momento la sua ascesa è stata ininterrotta,tanto che attualmente le ricerche sulla selezione sessuale dominano le migliori riviste sull’evoluzione e sul comportamento animale.La scelta del partner sessuale è ormai un argomento caldo dopo che per tutto il 20° secolo la psicologia, l’antropologia e le altre scienze umane,politiche o economiche,l’hanno considerato un orgomento trascurabile,o da evitare. Secondo la tradizione tutto ciò che noi eravamo poteva essere spiegato dalle leggi della selezione naturale: l’intelligenza,l’arte,la musica erano solo dei meravigliosi effetti collaterali e casuali di quel meccanismo.
Tuttavia mentre sembra facile da un punto di vista adattazionista spiegare gli elementi della tecnologia e la loro diffusione,dall’invenzione della lancia a quella dell’aratro,meno facile spiegare è la nascita e la diffusione  dell’arte,della musica o dell’umorismo.Grazie ad alcuni biologi evoluzionisti del passato (Fisher,1930; Zahavi,1975;Hamilton & Zuk, 1982) (vedi) che hanno riformulato alcuni principi della selezione sessuale già intuiti da Darwin,sembrò finalmente possibile applicare gli stessi alle varie forme di corteggiamento che accomunano animali ed esseri umani. Morale della favola,dice Miller:se noi siamo così intelligenti e creativi è grazie alla selezione sessuale che ha influenzato le scelte tra maschi e femmine nel corso di molte centinaia di migliaia di anni e ciò è accaduto perché i nostri antenati più intelligenti,più gentili e più creativi rispetto alla media hanno attratto sessualmente più compagni e compagne di altri;con questo vengono  messi in evidenza i sorprendenti paralleli,per esempio,tra la musica degli esseri umani e il canto degli uccelli per attirare partner per la riproduzione,il canto delle balene e tutta la serie di complicati e spesso ridondanti segnali acustici che gli animali si inviano.
Nel 2007 G.Miller,insieme a L.Penke e J.Denissen (d’ora in poi PDM) hanno pubblicato un penetrante documento per approfondire l’argomento (The Evolutionary Genetics of personality)(vedi biblio).Il loro ambizioso obbiettivo generale era spiegare come l’evoluzione per selezione naturale e sessuale modellano le basi genetiche delle differenze di personalità,della creatività umana e dell’intelligenza,ma, com’era prevedibile,ha scatenato adesioni entusiastiche e netti rifiuti,portando allo scoperto una serie di problemi di difficile soluzione sia tra i biologi che tra gli psicologi evoluzionisti.Vediamo in breve i termini del problema.
Nella loro introduzione gli autori spiegano che l’ondata moderna  della psicologia evoluzionistica (Buss,1995;Tooby & Cosmides, 2005) che aveva avuto i suoi precursori in W.James (1890),McDougall (1908),Thorndike (1909), si è concentrata quasi esclusivamente sugli universali umani,cioè sugli adattamenti psicologici complessi che sono stati geneticamente fissati nella nostra specie dalla selezione naturale e che quindi dovrebbero mostrare zero variazione genetica e zero ereditabilità (Tooby & Cosmides,1990).In netto contrasto con questa tesi,negli ultimi tre decenni una delle più importanti scoperte della genetica del comportamento è stata quella che attribuisce una forte ereditabilità praticamente a ogni aspetto della personalità (Plomin, DeFries,McClearn & McGuffin,2001).Secondo PDM la mancanza di corrispondenza nella visione adattamentista tra la messa a fuoco degli  psicologi evoluzionisti sugli universali e l’onnipresenza delle variazioni ereditabili nella personalità potrebbe spiegare il motivo per cui i primi approcci nella psicologia evoluzionistica della personalità (Buss,1991; MacDonald, 1995,1998;Toby & Cosmides,1990) sono stati piuttosto insoddisfacenti (Nettles,2006).
D’altra parte,la genetica del comportamento tradizionale non ha spiegato le origini evoluzionistiche e la persistenza delle variazione genetiche nella personalità,e a volte la variazione genetica nei tratti è stata addirittura considerata anche la prova della loro scarsa rilevanza per l’evoluzione. Insomma tra gli psicoevoluzionisti degli universali (Tooby & Cosmides 1990, 2005) e i genetisti delle differenze di personalità (Plomin et al,2001) non esisteva dialogo,e pur condividendo una metateoria biologica,non potevano avere quasi nessuna influenza gli uni sugli altri. Giustamente PDM ritengono questa negligenza reciproca assai controproducente per lo sviluppo di una psicologia evoluzionistica della personalità.
PDM ricordano che nella ‘Sintesi Moderna’ degli anni ’30,quando R.Fisher,S.Wright e JBS Haldane intrecciarono i due rami della biologia,quella evoluzionistica secondo la visione adattamentista di C.Darwin e quella psicometrica della genetica del comportamento (fondata da F.Galton,cugino dello stesso Darwin) per un po’ avevano camminato appaiate.Furono Fisher,Wright e Haldane a gettare le basi di quella che oggi chiamiamo ‘genetica comportamentale’ e che si occupa delle origini,del mantenimento e delle implicazioni della variazione genetica dei tratti attraverso gli individui e le specie,attraverso la costruzione di modelli matematici per dimostrare gli effetti della mutazione,della selezione,della migrazione e della deriva genetica di questi tratti nella popolazione (Maynard Smith,1998).
Nell’introduzione al documento PDM puntualizzano che useranno i termini ‘differenze di personalità’ e ‘capacità cognitive’ nel senso lato della tradizione europea,la quale descrive la personalità come un insieme che comprende differenze individuali sia nelle capacità cognitive che nei tratti di personalità (ad esempio Eysenk & Eysenk,1985).
Le capacità cognitive riflettono le prestazioni massime di un individuo nella soluzione di compiti cognitivi.La ben consolidata l'idea di un unico continuum di intelligenza generale, che va da lieve ritardo mentale all’alto potenziale cognitivo fino alla genialità, spiega una gran parte delle differenze individuali nella abilità cognitive in domini differenti (Jensen, 1998), in modo particolare a livello genetico (Plomin & Spinath, 2004).PDM sottolineano che la loro  discussione sulle capacità cognitive sarà focalizzata su questa dimensione generale di intelligenza (denominata g-factor).
I tratti della personalità riflettono invece un insieme di tendenze comportamentali tipiche esibite in situazioni che lasciano spazio a varie risposte di adattamento di un individuo. La miriade di dimensioni di tratto della personalità di solito sono organizzati in modelli strutturati (vedi il modello dei 5 fattori) e  sono generalmente considerate dimensioni del temperamento stabili nel tempo e attraverso le situazioni.
Per migliorare lo stato delle conoscenze su questo argomento sarebbe necessario distinguere le parti della mente che in tutti hanno la stessa struttura (intelligenza,capacità cognitive),da quelle parti che manifestano una significativa variabilità genetica tra le persone (differenze di personalità,nel temperamento e nel carattere).
Fin qui il documento non solleva problemi,ma nascono presto,quando PDM sostengono che la distinzione classica tra le capacità cognitive e tratti della personalità è per loro molto di più di una semplice convenzione storica o una questione metodologica di differenti approcci di misura (Cronbach, 1949),in quanto riflette anche differenti tipi di pressioni selettive che entrano in gioco per plasmare le architetture genetiche specifiche di queste due categorie di tratti.
fig 1-'Modello del bacino idrico' di Cannon&Keller
(2006)
PDM illustrano la loro ipotesi utilizzando il ‘modello del bacino’ (fig.1) che Cannon & Keller (2006) hanno usato per descrivere gli endofenotipi nell’analisi genetica dei disturbi mentali.Come mostra la figura la mappatura dei percorsi che portano i geni attraverso diversi livelli di espressione fenotipiche può essere descritto con la metafora di un bacino idrico.Come numerosi affluenti ‘a monte’ (endofenotipi) alla fine si fondono in un grande fiume ‘a valle’(fenotipi) ,molti processi microbiologici a monte (come ad esempio la regolazione dopaminergica nella corteccia prefrontale),affluiscono nei (cioè influenzano) i processi microbiologici più a valle (ad esempio la memoria di lavoro).Infine la memoria di lavoro,in combinazione con altri differenti endofenotipi (3a,3b,3d..),influisce su tratti fenotipicamente osservabili come,ad esempio,i sintomi della schizofrenia.Una mutazione genica in un locus genico ‘a monte’ sconvolge non solo il processo a monte,ma anche tutti tratti ‘a valle’ che sono collegati al processo.Una lieve mutazione disregolativa della dopamina nella corteccia prefrontale,può non influenzare le funzioni cerebrali generali,ma minare dei processi a valle,come la memoria di lavoro,che aumentano il rischio per la schizofrenia.
PDM applicano ai tratti del modello forze selettive differenti e affermano, 1) che la variabilità genetica nei tratti di personalità è mantenuta attraverso una selezione bilanciata,
2) che la variabilità genetica nelle capacità cognitive è mantenuta attraverso un bilanciamento selezione-mutazione,con una tendenza verso una selezione direzionale,
3) che la neutralità selettiva (Tooby & Cosmides,1990) non è adeguata né a spiegare la variabilità genetica osservata nei tratti di personalità né quella nelle capacità cognitive.
Gran parte dei biologi e psicologi evoluzionisti concordano con queste conclusioni,ma non quando vengono introdotti i concetti di ‘tratti-fitness’ e ‘tratti no-fitness’ (Merila & Sheldon,1999) che PDM abbinano rispettivamente ai tratti  ‘a valle’ e a quelli ‘a monte’.
Secondo Merila & Sheldon,i tratti sotto forte selezione direzionale (tratti  -fitness) dovrebbero avere livelli più bassi di variabilità genetica rispetto a quelli prevalentemente sotto una debole selezione stabilizzante (tratti no- fitness).I tratti-fitness sembrano avere livelli più elevati di Varianza genetica Additiva su quella Non Addittiva in confronto ai tratti no-fitness,che sono anche soggetti a un maggior carico di mutazioni (vedi glossario).
Secondo Figueredo,per esempio,il problema nasce dall’ambiguità delle equivalenze nei termini usati da PDM in riferimento alle fonti citate.
Da una parte PDM sostengono che ci sono alti valori assoluti di varianza genetica additiva nei tratti di fitness,in quanto i tratti di fitness e life-history sono entrambi potenzialmente influenzati da mutazioni in un gran numero di loci genici.E pertanto,benchè i tratti fitness possano essere sotto forte selezione direzionale,in essi un valore assoluto di Varianza genetica Additiva potrà essere mantenuta dall’opposizione continua della selezione naturale alla pressione mutazionale.
Ma poi PDM assumono che i tratti rilevanti per la fitness sono esclusivamente quelli sottoposti a selezione direzionale in contrapposizione a quelli life-history che sono sotto selezione bilanciata,mentre secondo Figueredo anche i tratti sotto selezione bilanciata dovrebbero essere strettamente connessi ai risultati di fitness.
PDM ricordano che anche Figueredo ed altri (2005) hanno proposto la selezione bilanciata come spiegazione del mantenimento della variabilità genetica nei tratti life-history;ma la citazione non sembra appropriata,perché Figueredo e al (2005) hanno attribuito alla  variabilità dei tratti life-history valori decisamente rilevanti per la fitness,in quanto strategie riproduttive alternative potrebbero essere ugualmente rilevanti all’interno di complesse ecologie sociali.
Secondo Figueredo,quindi, PDM equiparando i ‘tratti a valle’ nel ‘modello-bacino’ con i ‘tratti di fitness’ (che ritengono sottoposti a un equilibrio tra pressione di mutazione e selezione direzionale), sottintendono che i tratti di ‘fitness a valle’ hanno anche scarsa probabilità di essere soggetti a selezione bilanciata,come indicherebbero i loro elevati livelli di Varianza genetica Non Additiva.
In effetti quella di PDM ha tutto l’aspetto di una forzatura teorica senza prove.Alla fine non è chiaro perché le cose debbano stare come PDM affermano;non è chiara cioè la ragione per cui un tratto ‘a valle’ con un alto valore di fitness debba essere estraneo alla selezione bilanciata,come,nello stesso modo,non è chiaro perché la Varianza genetica Additiva dovrebbe essere ridotta e impoverita nei tratti sotto selezione bilanciata.Ciò che non convince è la certezza apparente con cui PDM presentano le loro previsioni differenziali come criteri affidabili per discriminare i meccanismi che mantengono la variabilità genetica nei tratti della personalità e in quelli cognitivi,tenendo anche conto che gli studi citati a sostegno delle loro ipotesi sono considerate dai loro stessi autori (più timidamente) come ipotesi di lavoro.
Anche se entusiasma Miller,quella scissione dentro la mente tra intelligenza e tratti di personalità non convince;per Miller l’ipotesi è irrinunciabile,anche perché è un sostegno fondamentale all’idea che  gli indicatori dell’intelligenza si siano evoluti attraverso l’accoppiamento assortativo e la selezione sessuale per la scelta di ‘buoni geni’(1999);come la coda del pavone,le corna dell’alce e la voce dell’usignolo,anche l’intelligenza umana si sarebbe evoluta per pubblicizzare e promuovere buoni geni,liberi da mutazioni pericolose,la buona salute e un buon funzionamento mentale (fattore g),come indicatore di fitness generale.
Ma in che misura questo è vero si chiede R.McCrae nel commento al documento di PDM.Fa osservare che i meccanismi dell’accoppiamento assortativo sono molto più complessi di quello che PDM vorrebbero far credere,basandosi sui risultati ottenuti da R.Plomin (1999).Dai meccanismi che guidano l’accoppiamento assortativo risulterebbe un valore trascurabile per i tratti di personalità (.10 circa),mentre quello per l’intelligenza raggiunge valori notevolmente superiori (.40).
In quegli studi,fa notare McCrae,sono stati coinvolti i tratti di estroversione e nevroticismo,ed è ragionevole per quei fattori ottenere simili valori. Ricorda che nel 1996 in una propria ricerca,sono stati trovati valori più alti (.20-.30) riguardo all’Apertura all’esperienza e alla Coscienziosità del FFM,e anche valori molto più elevati per i caratteri legati al liberalismo/conservatorismo che sono aspetti dell’Apertura all’esperienza. Si potrebbe sostenere, osserva McCrae,che l’accoppiamento assortativo per i caratteri legati al Liberalismo/ /conservatorismo hanno poco a che fare con i processi dell’evoluzione,ma lo stesso argomento potrebbe essere usato per l’intelligenza:le persone intelligenti possono preferire compagni intelligenti solo perché sono persone interessanti con cui parlare e non perché indicano un più alto punteggio nel fattore f (fattore di fitness).
Su quest’idea di intelligenza c’è uno scarso consenso di fondo tra gli psicologi;per essi le nostre menti sono piuttosto una raccolta di differenti capacità,di diversi adattamenti per fare cose differenti e diffidano di qualsiasi super fattore che pretenda di estendersi sopra queste capacità o che venga a trovarsi sulla vetta per dirigere tutto.
In realtà questo non lo pensano nemmeno i ricercatori sull’intelligenza, molti dei quali ammettono che non esiste una facoltà di ‘intelligenza generale’ e che,in sostanza,il fattore g è solo un’astrazione statistica derivante dal fatto che in genere persone che sono bravi e competenti in qualcosa lo sono anche in altre cose.
Nel documento di PDM,ciò che più disorienta (e per certi aspetti preoccupa) è la logica che sta alla base del rapporto tra fattore g (intelligenza) e fattore f (fitness),e la loro ‘indipendenza’ dai tratti della personalità.Questa logica sembra auspicare che i biologi usino l’analisi fattoriale per analizzare la fitness come gli psicometristi l’hanno utilizzata per analizzare l’intelligenza umana,seguendo l’esempio di Spearman (1904)
La fitness non può essere misurata direttamente,sostiene Miller,tuttavia i biologi hanno sviluppato una serie di misure abbastanza affidabili, (relative,per esempio,alle  dimensioni corporee,alla massa corporea,alla  simmetria del corpo,al basso carico di parassiti (Moller & Swaddle,1997)),
che probabilmente correlano positivamente con una fitness biologica generale.Miller teorizza che,data la correlazione positiva di queste misure di fitness,sia possibile con l’analisi fattoriale definire un fattore generale di fitness (fattore f) moderatamente ereditabile,e  sovraordinato al fattore g (intelligenza),proprio come il fattore g è sovraordinato ai suoi fattori di intelligenza spaziale o intelligenza verbale.
Per PDM questo fattore f rappresenterà una parte sostanziale della varianza tra gli individui nella misura della fitness,ma le deduzioni da questa ipotesi sono molto incoerenti con l’assunto standard dell’Human Behavioral Ecology,secondo cui  i trade-off tra tratti dovrebbero dare luogo a correlazioni negative tra molte misure di fitness.
Se inseriamo in questo quadro un altro fattore,come il K-factor di Figueredo e altri (2005),siamo al muro contro muro.Il K-factor nasce da una visione generale differente che porta a due conclusioni fondamentali; la prima è che la selezione di varianti nelle strategie life-history è la forza trainante della selezione per le variazioni della personalità;la seconda è che il parziale disinnesco degli effetti della competizione tra gli individui dentro la specie attraverso la loro assegnazione a specifiche nicchie sociali è la funzione specificamente evoluta e adattiva di queste variazioni e non un mero effetto collaterale casuale.In uno studio sui gemelli (2006) è stata anche dimostrata una sostanziale correlazione genetica tra il K-factor (fattore di personalità di più alto ordine) e una composita e multivariata gamma di indicatori cognitivi e comportamentali delle strategie life-history.
Tutto considerato siamo ancora davanti a un antico dilemma tra un’idea platonica,razionalistica e verticale dell’Intelligenza (con la I maiuscola), seppure vivacizzata dagli aspetti erotici della scelta del partner, e una materialista,diffusa e orizzontale, che considera soprattutto il variegato mondo delle intelligenze (con la i minuscola) in competizione.
Uno stimolante suggerimento per superare lo stallo ci sembra quello di A. Strobel,psicofisiologo e genetista molecolare,il quale diffida della netta distinzione che fanno PDM nel loro documento tra i meccanismi neurogenetici alla base delle abilità cognitive e del temperamento;ritiene che questa distinzione sia prevalentemente teorica,dal momento che esistono prove di una associazione tra tratti del temperamento e le funzioni di controllo cognitivo,cioè di una loro sovrapposizione neuroanatomica e neuromodulatoria.Negli ultimi anni numerosi studi hanno registrato influenze genetico molecolari  sul controllo cognitivo o sulla memoria di lavoro (Posthuma, Mulder, Boomsma, and de Geus ,2002) e mettendo insieme queste evidenze emerge che le variazioni genetiche che incidono sulle funzioni cognitive sono anche associate alle differenze individuali sui tratti di temperamento
Questo potrebbe implicare la necessità di considerare anche l’esistenza di norme di reazione cognitiva (plasticità fenotipica) in associazione a quelle previste per i tratti del temperamento.Una norma di reazione si manifesta quando un allele non controlla un carattere,ma il modo di reagire a certe sollecitazioni dell’ambiente.Perciò a parità di genotipo (per esempio essere estroversi e ricercatori di novità oppure essere cauti e amanti delle regolarità) gli individui esposti a condizioni medie svilupperanno un certo fenotipo temperamentale e cognitivo,e altri esposti a condizioni estreme svilupperanno fenotipi differenti (vedi).
Strobel passa in rassegna una serie di studi sui controlli transcrizionali combinati di alcuni geni importanti nelle variazioni temperamentali e cognitive,e nota quanto in tale direzione siano stati importanti le ricerche precedenti di Depue & Collins (1999) e di Gray &McNaughton (2000).

Perciò potrebbe essere utile,suggerisce Strobel,assumere una terza categoria di abilità oltre (o tra) quella cognitiva dei  componenti di fitness sotto mutazione-selezione e quella dei tratti del temperamento,ossia quella delle reazione cognitive che,come i tratti di temperamento,manifestano norme di reazione con fitness ambiente-contingente sotto selezione bilanciata.Tali abilità cognitive saranno sotto selezione bilanciata, poiché pur essendo di natura cognitiva ed essendo reclutati quando la capacità cognitiva è messa alla prova,si manifestano secondo norme di reazione in funzione dei mutamenti d'ambiente.Ci sono situazioni o ambienti in cui la capacità di proteggere le  rappresentazioni della memoria di lavoro contro informazioni distraenti migliora la fitness, e ci sono situazioni o ambienti, in cui l'aggiornamento flessibile di rappresentazioni e rapidi passaggi da un obbiettivo all’altro,commutando gli stessi mezzi per raggiungerli,è più appropriato.

15 mag 2016

2) Dennett e le corse di cavalli…(truccate).


Dennett ironizza su tale pretesa di Gray,e lo sfida affermando che se non si dimostra in quale specifico punto la coscienza entra in azione,non si può dire di aver scoperto nessuna sua sede;ma ogni sforzo in tal senso sarà una inutile perdita di tempo perchè quella sede non esiste.Forse,afferma Dennett,il comparatore di Gray potrà avere molte caratteristiche eccellenti nell’economia generale della mente,ma in mezzo ad altri miliardi di ‘comparatori’,nessuno dei quali può essere considerato il ‘trono della coscienza’, la ‘magica chiave’.
Ciò che Dennett constesta con decisione è che si consideri l’osservazione cosciente come un genere molto speciale di trasduzione.Ci sono trasduttori artificiali,come le fotocellule,e  trasduttori naturali come i coni e i bastoncelli della retina,dice..“Essi prendono l’informazione in un mezzo e,in una superficie definita,la traducono:la stessa informazione viene inviata in qualche altro mezzo fisico....Si è tentati di pensare che la coscienza sia un genere molto,molto speciale di trasduzione:il genere che chiamiamo osservazione “(1998)
Gray dovrebbe rifarsi agli esperimenti di Libet,osserva Dennett,e così continua ”Supponiamo che una persona stia guidando e si accenda il semaforo rosso.Il piede scende sul pedale del freno,ma tale risposta allo stimolo costituisce una prova del fatto che il guidatore abbia una coscienza?Con il suo esempio del giocatore di tennis,Jeffrey Gray ci ha parlato proprio di questo argomento.Il suo punto di vista è chiaro:reagire appropriatamente a certi stimoli non dimostra per niente la presenza della coscienza.Dopo tutto potremmo facilmente progettare un semplice congegno di Intelligenza Artificiale (...) che rispondesse alla luce rossa dei semafori premendo il freno dell’automobile,o rispondesse al lanciò di una palla da tennis brandendo una racchetta.Questi meccanismi non avrebbero certamente nessuna trasduzione cosciente ”(1988).
Prendiamo la mappa delle aree visive della corteccia.La V1 (l’area visiva n°1) è la principale,ma poi c’è la V4 (area principale per i colori),quelle che trattano la forma e quelle specializzate nel definire la localizzazione dell’oggetto,a stretto contatto con le cortecce motorie e altre ancora.Tutti i differenti aspetti implicati nella visione sono ripartiti in aree specializzate del cervello e osservando tale mappa frantumata un ‘materialista cartesiano’ è tentato di mettersi a cercare il luogo in cui tutto il materiale viene assemblato  in un’unica rappresentazione multimodale e di assegnare a tale luogo quello della rappresentazione dell’esperienza cosciente,cioè quello dove avviene la seconda trasduzione.Ma nel cervello non esiste nessun quartier generale più centrale di tutti verso il quale gli input procederebbero per compattarsi.Se ci fosse sarebbe la casetta di un piccolo fantoccio seduto davanti a monitor,un omuncolo impegnato a premere pulsanti del suo teatro cartesiano per l’esperienza soggettiva.A meno che si possa identificare una qualche sub regione del cervello cone tale quartiergenerale il posto dove Voi siete,continua Dennett,semplicemente non potete determinare in modo preciso quando avviene la coscienza di un evento.Nemmeno il comparatore subicolare proposto da Gray può assolvere questa funzione,perchè esso non potrebbe produrre gli effetti che ha senza lavorare in accordo con parti più ampie del cervello;è perciò arbitrario scegliere quella fase del processo e dire che quello è il luogo in cui si verifica la coscienza.Dunque la domanda:”Quando Io,proprio Io (in quanto luogo distinto delle varie parti del mio cervello) vengo a conoscenza e divento consapevole,di qualche evento?” è solo una trappola.
La tesi di Dennett ha il fascino di tutte le ‘visioni’ capaci di dividere le acque in due,in questo caso di cercare di rendere credibile la separazione tra il biologico e il mentale;tuttavia quando si passa alla pratica della ricerca  neuroscientifica  i contorni del problema divengono molto più  sfumati e incerti.
Per il filosofo americano,l’autocoscienza umana non è un sistema biologico,ma una macchina virtuale ‘neumanniana’,il prodotto di comportamenti appresi di natura prevalentemente linguistica,e generati dal flusso della verbalizzazione interna (parlare a se stessi in un soliloquio silenzioso o manifesto) che ha trasformato l’attività cerebrale a partire dai primi ominidi con l’istituzione di una architettura parallela,un software cerebrale che ha allestito un Io Narrativo.Questo IO non è qualcosa di reale,ma il punto astratto in cui si intrecciano le varie storie che l’individuo racconta su di sè o che altri raccontano su di lui,un ‘centro di gravità narrativa’,simile all’astrazione fisica del centro di gravità che si trova in ogni oggetto.
Secondo Dennett il suo Multiple Drafts Model (1991) per la spiegazione della coscienza ha molto in comune con la Global Neuronal Workspace Theory (B.Baar,1988;Dehaene e Chargeux, 1998,2014).
(da S.Dehaene,Cervello e coscienza,2014)
La Teoria dello Spazio di Lavoro Globale (GNWT) propone che ciò di cui abbiamo esperienza come coscienza sia la condivisione globale dell’informazione. Il cervello contiene innumerevoli processori locali,ciascuno dei quali specializzato in un tipo di operazione.Un sistema di comunicazione specifico (lo ‘spazio di lavoro globale’) permette loro di condividere in maniera flessibile l’informazione.In ogni determinato momento lo spazio di lavoro seleziona un sottoinsieme di processori,stabilisce una rappresentazione coerente dell’informazione che questi codificano,la trattiene nella mente per una quantità di tempo arbitraria e la restituisce disseminandola, praticamente,in qualsiasi altro processore.Ogni volta che un brandello d’informazione riesce ad accedere a questo GNWT diventa cosciente (Dehaene,2014).
A proposito del ‘fantasma cartesiano’,Dehaene condivide le parole di Dennett e afferma che dobbiamo fare attenzione all’allegoria della coscienza come teatro,poichè può condurci a un grande errore:la fallacia dell’homunculus,che sbircia nello schermo e comanda le nostre azioni.Non esiste alcun ‘io’ che guarda dentro di noi,dice Dehaene,perchè quell’IO è tutto il palcoscenico stesso.
Per Dennett l’architettura della GNWT possiede caratteristiche importanti. Oltre a quella di impiegare la scomposizione funzionale ricorsiva,requisito indispensabile per sbarazzarsi dell’omuncolo,possiede un parallelismo elevato  e quindi non ha bisogno di postulare una commissione esecutiva centrale.La GNWT consente inoltre di ipotizzare che il sopracitato «peso di un contenuto » sia realizzato attraverso il mantenimento di un ciclo di amplificazione prolungata dei contenuti vincenti,come si ipotizza nel MDM (Dennett, 2005),per definire il quale usa spesso la metafora della corsa dei cavalli .
Durante la corsa diversi cavalli,ora l’uno ora l’altro, raggiungono la prima posizione.
Il cavallo (cioè uno stimolo) in testa è il candidato a divenire contenuto presente della coscienza, ma la coscienza di esso avrà modo di realizzarsi a gara ultimata, poiché solo tutta la gara è la risultante dei  momenti che la costituiscono: il cavallo vincitore è tale perché esiste un rapporto di esso con i non vincitori.
Del resto però il modello della GNWT non ha nemmeno problemi di compatibilità con la teoria del controllo consapevole in seguito al rilevamento inconscio dell’errore di Gray,che nei test sperimentali è spesso indicato da segnali presentati sotto il livello della coscienza,e in cui il cervello inibisce la risposta in maniera non cosciente con l’attivazione dell’insula e dell’area motoria presupplementare.Solo quando questo segnale-proibizione si renderà ‘visibile’ nel GW e potrà innescare una massiccia rete di aree nella corteccia cingolata anteriore,nel lobo parietale e prefrontale,si avrà il controllo volontario e cosciente (Dehaene,2014).
Se i modelli di Gray e di Dennett una volta applicati al GNW non risultano così incompatibili,forse è perchè la loro polemica è stata un tempo troppo amplificata da questioni filosofiche a cui nessuno dei due s’è sottratto.
Le moderne riflessioni sul modello di Gray (P.Corr,2010) centrate sui Livelli Multpli di Controllo del Comportamento,aggiungono riflessioni altrove assenti sulla psicologia delle differenze di personalità e sulla loro evoluzione ,e sono assai rilevanti nello studio dei processi della  coscienza .
Secondo l’olismo di Dennett la coscienza è un utile prodotto della selezione naturale e della plasticità del cervello in relazione all’ambiente,attraverso l’apprendimento e la memoria;l’evoluzione umana ha saputo fare un buon uso del prodotto nel passaggio dai fenotipi ‘informivori’ darwiniani,a quelle skinneriani,e infine ai popperiani e gregoriani,quest’ultimi sempre più influenzati dall’evoluzione culturale e memetica.
Secondo la visione ‘riduzionistica’ di Gray la coscienza doveva essere il prodotto della variazione adattiva di definiti meccanismi neurobiologici del cervello sviluppatisi in un periodo remoto in funzione della sopravvivenza umana in ambienti sempre più complessi.
A Dennett,ostile com'è all’idea di un rapporto diretto tra neurobiologia del cervello e coscienza,ha sempre dato qualche problema l’evidenza che alla natura non è bastato solo selezionare ‘cervelli plastici’ ma li ha anche dotati di differenze attraverso polimorfismi ereditari e non è perciò da escludere che tali differenze cerebrali abbiano influito sulle differenze nei corrispondenti ‘sistemi informazionali’;in altre parole non si può escludere che tali sistemi risentano della selezione bilanciata cerebrale che ha dato origine a differenze strutturali ereditarie delle funzioni, espresse  oggi nelle differenze nei tratti di personalità e cognitivi tra gli individui.
Ora dal momento che l’evidenza di questa selezione bilanciata non è in  discussione,nei cervelli delle ‘creature’ dovranno svolgersi anche operazioni che mediano tali differenze negli output computazionali e comportamentali,ed è lecito anche chiedersi quali sono queste  operazioni e a carico di quali strutture.
Per Dennett non se ne dovrebbe nemmeno parlare e infatti finisce per condividere la strana tesi degli  psicoevoluzionisti Tooby & Cosmides, secondo i quali quelle variazioni non sono  funzionalmente importanti per la progettazione della mente,poichè in essa gli unici tratti che richiedono una spiegazione adattiva sono quelli che non mostrano alcuna variazione (mutazione).Insomma le variazioni di personalità ci sarebbero,ma non contano.L’ipotesi di Gray invece riesce a rispondere a questa domanda in modo  convincente ed elegante,oltre che  in linea con  l’impianto del GW.
(da P.Corr,2010,vedi biblio)
La teoria di Philip Corr sui livelli multipli di controllo del comportamento (2010) è un aggiornamento della Teoria della sensibilità al rinforzo di Gray (Corr,2002) in cui viene fatta l’ipotesi  (confermata dai risultati) che BIS,BAS e FFFS non siano sistemi indipendenti,come ipotizzava Gray,ma congiunti e che interagiscono in varie misure nelle molteplici varianti di personalità,a seconda dei loro differenti gradi di attivazione nel sistema generale.Se davanti a uno stimolo gratificante,per esempio,il BAS è fortemente attivato ciò sarà in una misura più ampia se si combina con un BIS  e un FFFS sottoattivati (+BAS-BIS-FFFS).Gli individui ad alta reattività  nel sistema inibitorio  (+BIS) reagiranno invece con più forza agli stimoli punitivi e tale effetto sarà più forte se in congiunzione con una bassa impulsività ed un’ alta ansietà (+BIS-BAS+FFFS).
Prove biofarmacologiche indicano che  le ‘vie’ serotoninergiche del cervello hanno il potere di modulare quelle dopaminergiche;ciò testimonia la loro  congiunzione e reciproca dipendenza,oltre che la loro combinazione secondo vari equilibri nell’espressione dei tratti,dalle personalità ‘estreme’ (+BIS-BAS+FFFS oppure  
-BIS+BAS-FFFS) a quelle delle loro innumerevoli variazioni intorno ai valori intermedi. Nel mio libro ‘Personalità:neurostrutture e neurospartiti (2016) ho tentato un collegamento di tali variazioni di personalità all’evoluzione umana secondo i principi della Life History Theory.
Corr (2010) sostiene che in psicologia della personalità per costruire un modello del controllo del comportamento capace di integrare in un quadro coerente motivazione,emozione,cognizione ed esperienza cosciente occorre il riconoscimento di due aspetti principali:
a) il rapporto tra una elaborazione automatica (reflexive-veloce/a grana grossa) e una elaborazione controllata (reflective- lenta/a grana fine ) e
b) il ritardo dell’elaborazione controllata (che include la creazione di consapevolezza cosciente).Sul piano fenomenico sembra che tale processo ‘controlli’ il comportamento,ma sul piano sperimentale è facile dimostrare che è posteriore al comportamento a cui si applica.
Il modello,sulla base di dati sperimentali e della clinica neuropsicologica (Gray,1982; Gray & McNaughton, 2000; McNaughton & Corr 2004, 2008) ruota intorno alle proprietà del Sistema di Inibizione Comportamentale (BIS),che attraverso la Corteccia Cingolata Anteriore,ha la  funzione:
1) di estrarre certi stimoli (quando viene rilevato che non vanno secondo i piani,cioè quando la non corrispondenza tra previsionie attese da ‘errore’) dalla processazione automatica corrente per sottopoli a quella controllata,e
2) di adeguare (anche attraverso la consapevolezza cosciente) i pesi cibernetici dei processi automatici che controllano il  comportamento immediato per ricalibrarli in vista del futuro.
L'importanza del BIS per gli argomenti e il modello presentato,risiede nel fatto che il BIS costituisce la base di una spiegazione di come alcune informazioni elaborate in automatico (dietro la spinta del comportamento preminente e d’impulso) vengono isolate.Attraverso il processo viene fornita  non solo una spiegazione meccanica di questa transizione (che avviene in seguito al rilevamento della discrepanza tra stati attesi e reali del mondo),ma anche  suggerita
a)una spiegazione del significato evoluzionistico dell’istituirsi della consapevolezza cosciente come controllo degli effetti della elaborazione automatica,e
b)delle sue differenze in tale controllo secondo i differenti pesi di attivazione individuale e sensibilià nel BAS,BIS e FFFS.
Dovremmo,in altre parole, aspettarci che differenze individuali ereditarie nella sensibilità del BIS  determinino anche le differenze nella soglia di innesco del meccanismo dell'errore,una prevalente disposizione all’inibizione  del comportamento ,e la generazione dei corrispondenti contenuti di coscienza. Al polo alto della dimensione BIS (come quella misurata dal Carver & White, 1994 BIS / BAS scale), si troveranno persone altamente ansiose nella quali il BIS è in uno stato cronico di over-attivazione,che comporta preoccupazione, ruminazione,un’ampia valutazione  dei rischi (qualia cognitivi), inibizione comportamentale e alti livelli di emotività negativa.Al polo basso della dimensione BIS, dovremmo trovare individui con un BIS sotto-attivato, che comporta una ridotta capacità di rilevare conflitti legati all’obbiettivo (ad esempio mancata corrispondenza tra gli stimoli attesi e reali),una scarsa inibizione di comportamenti prevalenti inappropriati, e una generale mancanza di inibizione comportamentale,preoccupazione / ruminazione e effettività negativa. Attivazione alta del BIS assomiglia all’ansia clinica,mentre una sua bassa attivazione contribuisce alle caratteristiche emotive, motivazionali e comportamentali del comportamento psicopatico (ad esempio Lykken, 1995; per un modello neuropsicologia BIS-based della psicopatia, vedere Corr, 2010).
La teoria di Gray (2004) è certamente compatibile con la teoria dello Spazio di Lavoro Globale di Baars (1997).
Secondo Baars, la coscienza è simile a un punto luminoso sul palcoscenico della Memoria di lavoro,diretto dal  riflettore dell’attenzione sotto la guida esecutiva (Baddeley, 1986),nello stesso momento in cui tutto il resto del teatro è buio e inconscio.La memoria di lavoro è importante perché ha la funzione di diffondere un’informazione ai vari moduli del cervello,per quella processazione multimodale che genererà la coscienza (Dehaene,2014) La teoria di Gray propone il motivo per cui una informazione-stimolo viene estratta dal buio degli automatismi e posta sotto il riflettore  della memoria di lavoro e dell’elaborazione cognitiva che potrà implicare anche l’ esperienza cosciente.La funzione inibitoria della coscienza risolve uno dei principali problemi dell’evoluzione e cioè come avere la garanzia che le risposte automatiche immediate siano adeguate e come i processi controllati vengono richiamati nei momenti critici, quando una scelta più accurata deve essere fatta.
In questi momenti critici, dopo l'analisi raffinata effettuata con l’elaborazione controllata,possono essere apportate regolazioni al sistema automatico anche se in ritardo rispetto alle esigenze di vita,ma in modo tale che quando in futuro si verificherà lo stesso fenomeno/stimolo o qualcosa di simile (ad esempio l’incontro con serpente,un animale predatore o un simile rivale nella competizione sociale) il comportamento automatico possa essere più appropriato.
L’ipotesi della possibile compatibilità dell’MDM di Dennett e della teoria neuropsicologica di Gray (rivisitata da  P.Corr,2010) con la GNWT (Baars, 1997; Dehaene,2014) fa sorgere qualche dubbio.
A meno che Dennett non dissipi  il sospetto che secondo lui i nostri antenati ominidi ‘diventarono’ differenti perché un bel giorno cominciarono a raccontarsi ‘a caso’ storie differenti sull’esistenza,invece del contrario,ovvero che il loro essere biologicamente differenti li portò a commentare l’esistenza in modo differente e a popolare la nascente memosfera di racconti meravigliosamente utili e discordanti,non si vede come potrebbero convivere.
Non è nelle possibilità di Dennett risolvere il dilemma;ha sempre messo in guardia gli psicologi darwiniani dall’essere ‘riduzionisti avidi’ e si è detto molto interessato alle ricerche dei ‘non avidi’ Tooby & Cosmides,il cui approccio ritiene sia dei migliori.La sua idea di ‘macchina virtuale’ come “sistema,creatore della cultura,in gran parte autonomo di simboli e valori,che si sviluppa da una base biologica,ma capace di vincere o eludere i vincoli biologici e che crescendo se ne allontana indefinitamente..”(Dennett,2004),non lascia dubbi.Il problema è proprio in quel loro ‘svilupparsi’ da ‘valli e colline’ biologiche,ma senza derivarne (?).
Per gli ‘avidi’ neofiti di Gray non è così scontato che i racconti delle macchine virtuali delle coscienze vadano a congiungersi in un paradiso universale dopo aver tagliato i cordoni ombelicali con le ‘valli e le colline’ delle loro matrici biologiche.Anzi credono che quei racconti conservino la traccia delle proprie vallate d’origine,cosicchè sarebbe più adeguato parlare di menti  e mentalità invece che di mente.
Secondo questi 'avidi' gli ominidi dovevano avere predisposizioni differenti nella scelta degli stimoli per l'elaborazione automatica e dunque tale predisposizione poteva provocare contenuti differenti nella 'elaborazione controllata cosciente'.Quelli più attivati nel BAS che nel BIS (+BAS-BIS) tendevano ad accendere i riflettori  più sui premi che sulle punizioni,in quanto più sensibili e predisposti al condizionamento attraverso ricompense positive (o negative,come la cessazione della  punizione), mentre quelli più attivati nel BIS che nel BAS (-BAS+BIS) tendevano a concentrarsi più sulle punizioni che sulle ricompense,poiché erano più sensibili al condizionamento attraverso punizioni positive (o negative,come la cessazione di una ricompensa). Usando una metafora di Dennett,gli ‘avidi’ ritengono che le ‘corse dei cavalli’ (stimoli) che gareggiano per raggiungere la coscienza,durante le quali ora l’uno ora l’altro prevale,ma solo uno alla fine taglia il traguardo,non sono così libere come lui vuol far credere,ma segretamente truccate da preferenze biologiche,così come i racconti.