28 apr 2017

L'anomalia ecologica

Quanti siamo?Troppi e in aumento.
Davanti al problema Homo Sapiens dimostra d'essere un animale poco razionale,o fa finta di nulla o segretamente nutre l'illusione che il problema possa risolversi da solo.
Stiamo probabilmente avviandoci verso una catastrofe ecologica davanti alla quale ogni politica,di destra o di sinistra,non sarà che un'arma spuntata.
Ogni secondo sulla terra si registrano 4,17 nascite e 1,80 morti,con una crescita netta di 2,37 persone.Ogni anno la popolazione mondiale cresce di quasi 75.000.000 di individui.Il 31 ottobre di questo anno raggiungeremo il traguardo di 7 miliardi e mezzo,secondo le previsioni della Population Reference Bureau statunitense.La corsa non si ferma,anche se il tasso annuo di crescita globale dopo aver raggiunto il picco del 2,19 % a metà anni '60,è ora in calo costante e oggi sembra assestarsi sull'1,14%.
Quanti potremmo essere tra una quarantina d'anni?
Non è semplice fare previsioni,sono molte le variabili in gioco.I dati ONU prevedono tre diversi scenari.
Secondo l'ipotesi più moderata nel 2050 arriveremo sulla soglia degli 8 miliardi,a patto che l'attuale tasso di fecondità (2,56 figli nati da ogni donna) scenda a 1,54.
Secondo l'ipotesi 'media' - che è poi quella ritenuta più probabile- nel 2050 saremo 9 miliardi e 150 milioni,a patto che la fertilità nelle regioni meno sviluppate (che oggi è 2,73 figli per donna) scenda a 2,05,ma perchè ciò accada è necessario che anche nei paesi poveri prenda piede la pianificazione delle nascite (cosa poco probabile sia per alcune 'leggi' implicite all'evoluzione delle popolazioni,sia per alcune resistenze d'ordine culturale e religioso).
La terza ipotesi pone che il tasso di fertilità scenda soltanto fino a 2,51;rimanendo quindi quasi invariato rispetto a oggi,ci porterà a una popolazione planetaria di 10 miliardi e mezzo.
Da tempo questa diffusa pressione demografica che ingabbia l'ambiente naturale in quello 'culturale',ha  reso equivalenti tutte le strategia etologiche che nei millenni precedenti differenziavano la sopravvivenza di umani e animali:sia quelle con cui una popolazione era in grado di prelevare risorse senza depauperare o modificare troppo l'habitat (strategie K) ,sia quelle con cui l'uomo prelevava risorse dall'ambiente più di quanto questo potesse permettere  (strategie r),traducendosi in questo caso,in una elevata prolificità con ridotte cure per la prole,intenso sforzo riproduttivo,intenso turn-over generazionale, alta mortalità.Come molti animali mammiferi anche le primitive popolazioni umane di cacciatori raccoglitori hanno usato la strategia K,con alcune variazioni tra loro e individuali al loro interno.Alcune di queste ancora resistono tra mille difficoltà,assediate dalla cultura dei popoli civilizzati,come i pigmei delle foreste centrali,i boscimani del Kalahari in Africa,gli Ainu del nord del Giappone,alcune tribù di aborigeni australiani,alcune popolazioni eschimesi e poche altre.Il loro destino era già segnato fin dall'avvento di quella rivoluzione che iniziò 12 mila anni fa con la domesticazione degli animali, con l'agricoltura, le invenzioni tecnologiche,la trasmissione culturale e che in forme più evolute e complesse interessa anche il nostro presente.Da allora in poi l'evoluzione culturale,nella misura in cui ha trasformato poco a poco ogni ambiente naturale con il sogno di dominarlo,ha ridotto anche le strategie +K o -K a vestigia del passato,che oggi si esprimono nella genetica delle differenze di mentalità in concorrenza tra loro all'interno della cultura umana.
Solo il continente africano,dove l'ambiente naturale prevale ancora su quello culturale,si differenzia dal resto del pianeta.Infatti sul piano demografico conta molto il grado di sviluppo di un paese.Nelle zone del mondo con alti standard di igiene,istruzione e guadagno pro-capite,le famiglie fanno meno figli,uno o due,e le persone vivono più a lungo (Strategia +K).All'opposto,nei paesi dove predominano povertà,scarsa scolarizzazione e insufficiente politica sanitaria,come nel caso dell'Africa,nascono ancora molti figli per famiglia e la vita si accorcia (Strategia -K).Qui in media ogni donna genera più di 4 figli,e vi sono  solo 6 anziani ogni 100 adulti.Si potrebbe pensare che la diffusione di maggiore benessere e ricchezza anche nei paesi poveri porterà in futuro a una stabilizzazione della popolazione su scala mondiale.Ma come può fare l'Africa a produrre ricchezza se non verrà aiutata dalle nazioni più ricche,ammesso che queste lo vogliano fare superando le loro forti resistenze a investire a causa della mancanza delle infrastrutture necessarie per rendere vantaggiosa la spesa.E' quello che si aspettano gli studiosi in tempi lunghi,sebbene nel presente l'emigrazione massiccia dall'Africa all'Europa faccia pensare a ben altro.
Oggi,se  vogliamo descrivere il nostro stato sul pianeta, sopratutto a causa dell'eccessivo incremento demografico,possiamo benissimo affermare che anche se qualcuno volesse imitare gli agricoltori 'fuggitivi' primitivi,quelli incapaci di sfruttare a lungo il terreno coltivato per carenza di tecnologie,non sapremmo più dove fuggire (Mainardi,2001).L'evoluzione culturale,in cambio di alcuni indiscutibili vantaggi,ci ha reso  anche prigionieri.

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