29 ott 2016

1) Genitori e figli:le meraviglie del gene DRD4

Effetti delle cure genitoriali sulle differenti caratteristiche genetiche dei loro figli.

di Michael Pluess (King’s College London, London, UK) 
Jay Belsky (California, Davis, CA, USA)

(tradotto da:International Society for the Study of Behavioural Development,2012,Number 2 Serial No. 62)

E 'ampiamente riconosciuto che la sensibilità dei genitori contribuisce al sano sviluppo psicosociale dei bambini e ciò non  si basa semplicemente sulla saggezza popolare. Meta-analisi di studi sperimentali controllati secondo  la teoria dell'attaccamento dimostrano che genitori sensibili determinano un attaccamento sicuro nel neonato e nel bambino (Bakermans-Kranenburg, van IJzendoorn, e Juffer, 2003; De Wolff & van IJzendoorn, 1997). Tutto ciò vuol forse dire che ogni bambino ha la stessa probabilità di beneficiare di genitori sensibili ? Per rispondere a questa cruciale domanda, si devono prendere in considerazione una serie di risultati che emergono dagli studi sull’interazione gene-ambiente (ad esempio, Bakermans-Kranenburg e van IJzendoorn, 2006; Knafo, Israele, e Ebstein, 2011). Nella sezione conclusiva, discutiamo di differenti contesti di interazione gene-ambiente prima di proporre possibili implicazioni della ricerca che descrive la suscettibilità differenziale all'influenza della genitorialità.

Vulnerabilità allo stress /vs/ suscettibilità differenziale

Le interazioni tra le caratteristiche organiche dei bambini (per esempio, il temperamento, il genotipo) e le influenze ambientali, tra cui la qualità dei genitori, di solito sono interpretati in  termini psicopatologici secondo il modello di vulnerabilità allo stress (Monroe & Simons, 1991; Zuckerman, 1999) o quello dello sviluppo   a Duplice Rischio (Sameroff, 1983) (*)
Entrambi i modelli si basano sulla considerazione che le conseguenze negative di eventi avversi caratterizzano sproporzionatamente, se non esclusivamente,i bambini che sono '' vulnerabili '',rispetto ai  bambini,considerati ‘resilenti’,che non risentono delle stesse avversità (Zubin & Spring, 1977).
I modelli di Vulnerabilità allo stress e del Duplice rischio implicano, inoltre, che in condizioni di sostegno ambientale e con genitori sensibili,gli individui '' vulnerabili’ e  ''resilenti” non differiranno nel loro funzionamento.In altre parole,sarebbe solo nelle condizioni avverse che la loro sensibilità all'influenza ambientale diventa visibilmente operante.
Ma è corretto definire i bambini che vengono negativamente influenzati in grado maggiore dalla bassa qualità genitoriale esclusivamente come '' vulnerabili allo stress” senza attendersi differenze in risposta alle esperienze positive,come sembrano implicare i modelli di Vulnerabilità allo stress e del Duplice rischio?
Il punto di vista focalizzato sui modelli patologici della Vulnerabilità allo stress/Duplice rischio è stato di recente contestato con l'ipotesi della suscettibilità differenziale (Belsky, 1997a, 1997b, 2005; Belsky, Bakermans-Kranenburg, e van IJzendoorn, 2007; Belsky & Pluess 2009 ), la quale afferma che gli individui non variano nella misura in cui sono vulnerabili agli effetti delle esperienze negative , ma su un piano più generale,quello della loro Plasticità di sviluppo: 'individui' più plastici o malleabili saranno più sensibili sia alle sequenze di sviluppo avverse derivanti da ambienti negativi,sia alle sequenze evolutive positive in ambienti favorevoli; gli individui meno sensibili - i cosiddetti ''fermi’ (o relativamente ‘fermi’) - saranno molto meno o per niente colpiti dalle stesse condizioni ambientali (vedi Figura 1).(**)
Boyce e Ellis (2005) hanno avanzato una prospettiva simile a quella della sensibilità differenziale con un focus più specifico sul ruolo del sistema di risposta allo stress come moderatore degli effetti ambientali (per esempio, '' la sensibilità biologica al contesto ''; vedi anche Ellis, Boyce, Belsky , Bakermans-Kranenburg, e van IJzendoorn, 2011).
Un numero crescente di studi sull’interazione gene-ambiente forniscono una vasta evidenza empirica che la Sensibilità differenziale e in funzione della variazione genetica. In seguito, riassumiamo i risultati di una serie di indagini che documentano sugli effetti moderatori di un polimorfismo nel gene recettore della dopamina D4 (DRD4) rispetto alla genitorialità. Più ampi resoconti di suscettibilità differenziali che coinvolgono altri geni differenti dal DRD4 e altre influenze ambientali relative alla genitorialità possono essere trovati altrove (Belsky & Pluess, 2009; Ellis, et al, 2011;. Pluess & Belsky, 2010).

Suscettibilità differenziale alla genitorialità in funzione del polimorfismo del recettore D4 della dopamina

Variazioni di un singolo gene - i cosiddetti polimorfismi - sono frequenti nella popolazione umana e sono generalmente caratterizzati dalla presenza di due o più differenti versioni o varianti dello stesso gene (cioè alleli).
Il gene DRD4 codifica per una proteina che trasmette segnali della dopamina da un neurone all'altro e svolge un ruolo importante nel sistema dopaminergico dedicato ai meccanismi dell'attenzione, motivazionali e della selezione dei rinforzi positivi.
Varianti del DRD4 differiscono per il numero di 48 coppie base ripetute in tandem nell'esone III, che vanno da 2-11. La variante 7 è stata identificata come un 'fattore' di 'vulnerabilità' a causa dei suoi collegamenti con ADHD-Sindrome da deficit di attenzione e Iperattività-(Faraone, Doyle, Mick, e Biederman, 2001),che comporta,tra altre componenti, alti valori nella  ricerca di novità (Kluger, Siegfried, e Ebstein, 2002), e bassa efficienza nella ricezione della dopamina (Robbins & Everitt, 1999).(***)
Una vasta serie di studi mette in evidenza che i bambini portatori di questo putativo allele di rischio non sono solo più negativamente influenzati da una genitorialità di qualità inferiore rispetto agli altri bambini, ma beneficiano anche più di altri di un alta qualità dell'allevamento,coerentemente con il quadro generale della Sensibilità differenziale.


Fig.1-La metà sinistra della figura mostra il lato negativo della suscettibilità differenziale (cioè la Vulnerabilità allo stress): in risposta alla genitorialità di bassa qualità, il livello di funzionamento diminuisce negli individui A, riflettendo la vulnerabilità, mentre rimane invariato negli individui 
B,manifestando la loro ‘resilienza’. La metà destra della figura mostra il lato positivo della suscettibilità differenziale (cioè,il vantaggio della sensibilità): in risposta a una genitorialità di alta qualità, il livello di funzionamento aumenta negli individui A,manifestando il vantaggio della sensibilità-vulnerabilità, mentre rimane invariato negli individui B, riflettendo la loro resistenza. Di conseguenza, gli individui A riflettono maggiore suscettibilità a entrambe le esperienze genitoriali negative e positive, mentre i B appaiono meno reattivi indipendentemente dalla qualità del comportamento genitoriale.

Per esempio, in uno studio longitudinale,l’ insensibilità materna osservata quando i bambini erano a 10 mesi di età ha predetto maggiori problemi di esternalizzazione segnalati dalle madri più di due anni dopo, ma solo per i bambini che avevano la variante 7 dell’allele DRD4 (Bakermans-Kranenburg e van IJzendoorn, 2006). È importante sottolineare, tuttavia, che i bambini con il recettore della dopamina D4 nella sua variante DRD4-7r hanno manifestato un comportamento di esternalizzazione, seppur minore,anche quando le madri erano altamente sensibili.
In un'indagine trasversale sulla sensation seeking a 18-21 mesi di età i bambini ha dato risultati in linea con quelli appena citati: bambini che trasportano l'allele a 7 ripetizioni (7-r) secondo valutazioni dei genitori mostravano un più basso comportamento di sensation seeking quando la qualità genitoriale era elevata,ma ancora maggiore,rispetto ai bambini senza l'allele 7-r,quando la qualità genitoriale era bassa (Sheese, Voelker, Rothbart, e Posner, 2007).

Anche se è dimostrato che la qualità dei genitori è significativamentre associata negli individui 7-r con il loro grado nella ‘ricerca di sensazioni’, ciò non accade con altri bambini. E’ importante notare che il genotipo non ha predetto né la qualità genitoriale,né i livelli di ‘sensation seeking’,riducendo perciò la possibilità  che siano i bambini che trasportano alcuni geni ad evocare la qualità genitoriale che poi in effetti finiscono per ricevere. Stando così le cose,allora tutto questo sarebbe più correttamente descrivibile come correlazione gene-ambiente, piuttosto che come interazione gene-ambiente.
La ricerca su interventi sperimentali progettati per migliorare la genitorialità documenta anche un effetto di moderazione dell’ allele 7-r sulla genitorialità.
Quando Bakermans-Kranenburg, van IJzendorn, Pijlman, Mesman, e Juffer (2008) hanno esaminato il cambiamento nel tempo del comportamento genitoriale (da prima a dopo che un video-feedback sull'intervento genitoriale su base casuale è stato fornito a donne che erano madri da 1 a 3 anni e che avevano segnalato nei figli problemi elevati di esternalizzazione) essi non solo hanno scoperto che l'intervento riuscì a promuovere una genitorialità più sensibile e una disciplina più positiva, ma anche che gli effetti sperimentali estesi a miglioramenti nel comportamento del bambino valevano solo per quei bambini portatori dell'allele DRD4 7-r.
Questi risultati sono particolarmente importanti, non solo perché sono coerenti con le ricerche considerate prima, ma perché sono chiaramente la cronaca degli indiscutibileieffetti causali della genitorialità in caso di bambini geneticamente suscettibili. In una recente analisi trasversale di uno studio prospettico longitudinale Knafo, et al. (2011) hanno esaminato se DRD4 moderava gli effetti di madri segnalate come positive nel comportamento parentale sul comportamento prosociale nella prima infanzia, utilizzando un campione di 167 bambini e bambine di 3,5 anni . Tra i bambini non portatori dell'allele DRD4 7-r, non vi era alcuna relazione significativa tra positività a genitori e comportamento prosociale. Tra i bambini con l’allele DRD4 7-r, però,è emersa la prova di una maggiore sensibilità: un comportamento genitoriale più positivo delle madri dimostrava di essere relativo ad un maggiore comportamento prosociale dei loro figli.
Infine, Berry,Deater-Deckard, McCartney, Wang, e Petrill (in corso di stampa), hanno studiato in un sottocampione (n=711) di una larga scala longitudinae prospettica NICHD Studio of Early Child Care, se il DRD4 moderava gli effetti della precoce sensibilità parentale sui sentieri problematici dell'attenzione nel corso di metà infanzia 
L’allele DRD4 7-r era associato con livelli più elevati di disattenzione in correlazione con una genitorialità a bassa sensibilità, ma, in linea con un modello di interazione secondo la sensibilità differenziale, lo stesso allele è stato anche associato a minori livelli di disattenzione in un contesto della elevata sensibilità genitoriale.

Discussione

Oggi vi è una crescente evidenza che alcuni individui sono più suscettibili di altri alle esperienze negative o positive con i genitori in funzione delle loro differenze genetiche - coerentemente con l'ipotesi del Differenziale di sensibilità.
Di conseguenza, il comportamento dei genitori sembra esercitare più influenza su alcuni bambini che su altri. In extremis, lo stesso comportamento dei genitori può influenzare alcuni bambini e non influenzare gli altri per niente, a seconda del  make-up genetico dei bambini.
In contrasto con la prospettiva della ' vulnerabilità ' che è al centro dei modelli di Vulnerabilità allo stress e del Duplice rischio dell’azione ambientale; essere più o meno sensibili alle esperienze di allevamento non è cioè esclusivamente un effetto delle avversità ambientalia;questa maggiore ssensibilità può operare anche in rapporto di ambienti di allevamento favorevoli (Pluess & Belsky, presentato).
Ciò che deve essere chiaro, quindi, è che, indipendentemente dal fatto che essere un bambino altamente vulnerabile sia considerato vantaggioso o no,dipende interamente dall'ambiente a cui il bambino è esposto.
Mentre gli individui più suscettibili sembrerebbero beneficiare dalle risposte in modo più positivo a un comportamento genitoriale attento e supportivo , i bambini meno sensibili sembrano beneficiare maggiormente dei ‘resilenti’ di fronte alle avversità del contesto di vita, inclusi i genitori problematici.
I risultati coerenti con la suscettibilità differenziale suggeriscono che il modello di sviluppo ampiamente condiviso della Vulnerabilità allo stress/ Duplice rischio può seriamente travisare alcuni processi , con particolare riguardo al modo in cui funziona la plasticità dello sviluppo:alcuni bambini potrebbero non essere semplicemente più vulnerabili a condizioni ambientali avverse, ma in realtà più suscettibili a entrambe le esperienze,sia negative che positive. Uno dei possibili motivi per cui  questa possibilità è stata raramente discussa nella letteratura è probabilmente il risultato di una esagerata concentrazione della psicologia sugli effetti negativi di esperienze avverse sui problemi dello sviluppo e, di conseguenza,sull’identificazione di soggetti,tra cui i bambini, che - per ragioni organiche- sono particolarmente '' vulnerabili '' a rischi contestuali, contrapponendoli ad altri che ne sarebbero '' protetti ''.
Ciò che prevede l'ipotesi della Suscettibilità differenziale, al contrario, è che gli stessi bambini che sono considerati '' vulnerabili '' alle avversità di fronte ai problemi nello sviluppo possono essere altrettanto sensibili (e spesso in modo altrettanto estremo) agli effetti evolutivamente benefici di ambienti di allevamento protettivi e supportivi. Questa nuova comprensione,fondamentalmente diversa,sollecita qualche ripensamento e rimaneggiamento dei correnti concetti di '' vulnerabilità '' e '' resilenza".
La ' vulnerabilità ' può rappresentare solo un lato della plasticità  – il lato negativo o  buio  – e quindi riflette solo una parte della storia dello sviluppo. L'osservazione che i bambini,cosiddetti ' vulnerabili ', beneficiano sproporzionatamente anche da ambienti positivi,sollecita conclusioni differenti,e in un certo senso più neutro. Recentemente, Manuck e altri (2011;in Sweitzer et al.) ha introdotto il termine di Sensibilità Vantaggiosa per caratterizzare questo 'lato positivo o luminoso ' di Sensibilità differenziale,che noi abbracciamo e promuoviamo non solo per descrivere l'estremità positiva della suscettibilità differenziale, ma, più in generale,anche  la variabilità nelle risposte a esperienze esclusivamente positive (Pluess & Belsky, presentato).
La '' Resilienza '', generalmente intesa come la vantaggiosa capacità di resistere agli effetti negativi di condizioni ambientali avverse, può rappresentare una immunità generale alle influenze ambientali di ogni tipo, compresi quelli positivi.Nella misura in cui le cose stanno così,la '' resilienza '', tipicamente considerata un vantaggio (in ambienti ostili),potrebbe sembrare notevolmente svantaggiosa in ambienti favorevoli. Infatti in questi contesti favorevoli, gli altamente vulnerabili mieteranno ogni sorta di beneficio per lo  sviluppo, mentre i meno vulnerabili, tra cui il resiliente, non potrà che farlo in misura minore. Abbiamo scelto il termine Resistenza Vantaggiosa per descrivere questa osservazione (Pluess & Belsky, presentata).
E 'importante distinguere chiaramente tra la sensibilità differenziale,la vulnerabilità allo stress, e la sensibilità vantaggiosa. Mentre la suscettibilità differenziale richiama l'attenzione sulle differenze individuali nella plasticità dello sviluppo- sia nel bene che nel male- e la Vulnerabilità allo stress richiama l'attenzione sul peggio (solo sul ‘lato negativo’),la Sensibilità Vantaggiosa è solo orientata al ‘lato positivo’,al meglio. Questa distinzione solleva l’intrigante possibilità che, mentre alcuni individui possono essere eccessivamente sensibili alle esperienze negative, in linea con la vulnerabilità allo stress, altri possono essere eccessivamente sensibili alle condizioni ambientali positivi, in linea con la Sensibilità Vantaggiosa. Ed ancora altri possono essere eccessivamente sensibili a entrambi, o nessuno (vedi Figura 1 per una illustrazione grafica di questi concetti). In sostanza,i genitori non sembrano esercitare lo stesso effetto su tutti i bambini. Sebbene questa osservazione in sé non sia nuova,ma ormai ampiamente accettata con la nozione di effetti ambientali non condivisi (Plomin e Daniels, 1987),ciò che il pensiero sulla sensibilità differenziale aggiunge a questa comprensione è la possibilità che alcuni bambini siano generalmente più influenzati e altri meno dal comportamento genitoriale,sia  esso positivo oppure negativo.
L'ipotesi della differenza di sensibilità, quindi, rappresenta una nuova prospettiva relativa alle differenze di risposta alle esperienze genitoriali, basata sulla premessa teorica che gli individui differiscono fondamentalmente nella loro plasticità di sviluppo.Le riflessioni sulle Differenze di sensibilità  estendono il concetto di Vulnerabilità allo stress  e portano l’attenzione sul fatto che alcuni individui che più di altri sono influenzati dalle esperienze negative nello sviluppo sono nello stesso tempo anche quelli più sensibili alle influenze ambientali positive.
Per concludere,c’è da aggiungere che oltre alle importanti implicazioni teoriche sugli effetti della condotta genitoriale in relazione alla Sensibilità differenziale,una revisione della definizione dei bambini cosiddetti ‘vulnerabili’, riconcettualizzandoli come bambini altamente sensibili sia ad ambienti positivi che ad ambienti svantaggiosi,potrebbe risultare assai utile ai professionisti che trattano con bambini e genitori.
Guardare i bambini come aventi una maggiore o minore plasticità di sviluppo,anzichè essere semplicemente ' vulnerabili ' o meno alle avversità,può creare speranza per molti genitori che spesso si sentono sopraffatti davanti ai loro neonati o bambini molto impegnativi.Sapere che il rendimento di un investimento gravoso in una genitorialità sensibile può essere sostanziale in positivo potrebbe fornire la motivazione a lavorare sodo proprio quando la stanchezza e l'irritazione si fanno sentire (****)


Note :

(*)
L’ipotesi del "duplice rischio" deriva dagli effetti sinergici tra la vulnerabilità di un individuo e specifiche avversità che operano nel suo ambiente.Mentre alcune persone sono considerate ‘sensibili’ a tali avversità per una propria vulnerabilità personale,altre persone,considerate ‘resilenti’,non manifestano tale vulnerabilità e perciò non risentono, spesso a causa di fattori protettivi personali (ad esempio,bassa reattività allo stress, genotipi non a rischio),degli stessi traumi o stress (Cicchetti, 1993; Cicchetti& Garmezy, 1993; Luthar, 2006; Masten & Obradovic',2006).

(**)
Due modelli evolutivi esistenti,la teoria della sensibilità Biologica al contesto (BSCT) e la Teoria della Sensibilità Differenziale (DST),convergono sull'ipotesi che alcuni individui sono più sensibili di altri sia alle condizioni ambientali negative (promozione del rischio) che positive (miglioramento dello sviluppo) Questi modelli contrastano con la prospettiva attualmente dominante riguardo alla vulnerabilità personale e al rischio ambientale (cioè le teorie della  Vulnerabilità allo stress e del Dublice Rischio ) e dal confronto emerge la necessità di un cambiamento di paradigma nella concettualizzazione delle interazioni Persona x Ambiente nel corso dello sviluppo.

(***)
L’allele più frequente  è quello a 4 ripetizioni,mentre quello a 7,che sembra essere un’allele evolutivamente più recente,è quello che sopprime maggiormente l’espressione del gene influenzando la sua efficacia trasduzionale.Questo allele è stato associato infatti a un comportamento incontrollato e aggressivo,a risposte impulsive agli stimoli esterni,e ad una insaziabile ricerca di nuove sensazioni.

(****)
Dunque in cosa consisterebbe il cambio di paradigma previsto da Belsky e Pluess?Forse in questo.I concetti di Vulnerabilità allo stress e del Duplice rischio (genetica+ambiente) non sono primari nella generazione dei differenti tratti di personalità dei figli,ma agiscono all'interno di una fenomenologia più vasta che li precede,e cioè quella delle correlazioni casuali tra il genotipo del genitore e quello del bambino.